Chiesta la scarcerazione di Doina: «Non voleva uccidere Vanessa»

«Abbiamo insistito sulla richiesta di rivalutazione giuridica del fatto contestato. Ci sono gli elementi per ritenere che non è stato un omicidio volontario». Lo hanno sostenuto gli avvocati di Doina Matei nell’udienza, davanti al tribunale del Riesame di Roma, nel corso della quale hanno chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti della ragazza romena accusata di avere ucciso Vanessa Russo, sferrandole in un occhio la punta di un ombrello. «Mancano i requisiti di un’azione dolosa - hanno detto i penalisti -, assenza di micidialità dell’arma, nessuno può immaginare che con un ombrello possa uccidere, mancata reiterazione dei colpi, assenza di volontà omicidiaria. E non ci sono elementi per stimare quanto è stato violento il colpo». Il pm Italo Ormanni in aula avrebbe però insistito sul dolo in quanto il colpo inferto sarebbe stato violento, mirato e volontario. È stata accolta la richiesta dei difensori di ammettere la testimonianza di una persona secondo cui il gesto di Doina di alzare l’ombrello è stato provocato dall’amica che l’aveva tirata per un braccio per allontanarla.