Chiesti 16 anni per il maniaco dell’ascensore

Ventiquattro anni di reclusione, è la condanna richiesta ieri dal pubblico ministero Giovanni Arena per Edgar Bianchi, il ventinovenne barista, noto alle cronache come «il maniaco dell’ascensore», reo confesso d’essere l’autore di 25 aggressioni a danno di ragazze e bambine, commesse nel giro di due anni (per qualche caso l’accusa è solo di violenza privata e non sessuale, in quanto Bianchi, in seguito alla reazione della vittima, l’aveva chiusa nell’ascensore, dandosi alla fuga). Una pena pesante, paragonabile in qualche modo a quella prevista dal codice penale per l’omicidio volontario, che per legge deve essere ridotta a 16 anni, essendosi svolto il processo con il rito abbreviato, e relativo sconto di un terzo della condanna. «Inaudibile e eccessiva - ha detto ai cronisti il difensore Gianstefano Torrigino, secondo il quale una sentenza (in questo caso è una richiesta del pm) è giusta quando rende giustizia non soltanto alle vittime, ma tenga ache conto delle condizioni dell’imputato». «Il pm - ha proseguito il legale - che ritiene gravissimi i fatti commessi da Bianchi, si è preoccupato nel richiedere una pena eccessiva solo delle parti lese, senza considerare le infermità dell’imputato, il quale, secondo i periti presenta disturbi della personalità del tipo narcisistico - istrionico e altri ancora non specificati».
Per Torrigino, bisogna anche tener conto del comportamento processuale dell’imputato, che ha ammesso tutti gli episodi contestati anche se per alcuni non ricorda i particolari. Inoltre Bianchi, nel dichiararsi colpevole, ha chiesto perdono a tutti, e si è detto pentito. Torrigino ha concluso l’arringa chiedendo il minimo della pena. In linea teorica, partendo da una pena base di 18 anni, con la detrazione di un terzo per l’abbreviato e altri 4 anni per le generiche si arriverebbe a 8 anni. Il giudice Adriana Petri leggerà domani il dispositivo della sentenza. Solo i familiari di 3 ragazze si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Nicoletta Garaventa, Igor Dante e Sara Busoli.