Chiesti 191 anni per Nicoletti & Co.

Usura, estorsioni e riciclaggio: alla sbarra l’ex cassiere della Magliana e altre 37 persone

Avrebbe monopolizzato per anni il settore del commercio di autovetture attraverso una rete di società gestite da prestanome e acquisite in modo illegale da imprenditori vittima il più delle volte di prestiti ad usura. E lo avrebbe fatto con modalità proprie dei clan mafiosi, utilizzando la forza di intimidazione originata dal suo enorme spessore criminale e contando su un comportamento omertoso delle stesse vittime e degli altri partecipanti al sodalizio. È su tali premesse che il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Lucia Lotti ha richiesto, al termine di una lunga requisitoria che ha impegnato tre udienze, 191 anni di carcere complessivi per Enrico Nicoletti, considerato dalla magistratura romana l’ex cassiere della Banda della Magliana, e altre 37 persone appartenenti all’organizzazione criminale tra cui i figli Antonio e Massimo. Per questi ultimi il pm ha chiesto rispettivamente dieci e dodici anni; sedici anni di reclusione invece per il 70enne Enrico, 15 anni per colui che è considerato il suo storico braccio destro Enrico Terribile e sette anni per Alessio Monselles, definito dalla Lotti elemento di spicco della criminalità capitolina. Tra gli imputati anche un maresciallo dei carabinieri e un ispettore della Polizia di Stato. Oltre all’associazione mafiosa, il pm ha richiesto le condanne anche per i reati di usura ed estorsione. Una sola assoluzione è stata richiesta per il 39esimo imputato Piero Lucci. Per la decisione, che spetta alla seconda sezione del tribunale penale collegiale presieduta da Giancarlo Millo, si dovranno attendere i prossimi giorni dopo che le difese avranno concluso le arringhe.
Una decisione che potrebbe essere condizionata dalle sentenze emesse dalla Cassazione negli anni novanta sulla banda della Magliana che non fu mai considerata associazione mafiosa perché, a parere dei giudici, sarebbe mancato il requisito della comunanza di interessi criminali a causa dei tanti conflitti interni tra i vari membri; un’eventualità che ha spinto il pm ad affermare che «questa volta le cose stanno diversamente. Questa organizzazione – ha puntualizzato - non ha nulla a che vedere con la banda della Magliana se non per la presenza di Nicoletti e altri. Il materiale raccolto delinea un circuito in cui varie condotte criminose, tra cui quelle relative ad usura e estorsione, sono dirette a porre l’organizzazione in posizione egemonica nel settore del commercio di auto anche grazie a disponibilità finanziarie davvero ingenti. E tutti i partecipanti, anche quegli imprenditori vittime di usura, non reagiscono, anzi divengono parti dell’organizzazione». I fatti contestati riguardano gli anni dal 2000 al 2003; proprio nell’ottobre del 2003 Nicoletti e i due figli furono arrestati nel corso dell’operazione «Nuvolari Star Gate», dal nome di una delle società del sodalizio attive nel commercio di auto ma, lo scorso anno, la misura degli arresti domiciliari cui i tre erano sottoposti fu revocata per una clamorosa «dimenticanza» che, di fatto, aveva fatto decadere i termini della custodia cautelare. La Corte di Cassazione ripristinò la misura dei domiciliari ma i tre Nicoletti ottennero poi la remissione in libertà con obbligo di firma. Durante le indagini è emerso il ruolo chiave di alcuni funzionari di istituti di credito «totalmente asserviti al Nicoletti», scrive il pm e che avrebbero contribuito a ripulire il danaro proveniente da usura ed estorsioni. In alcune intercettazioni inoltre, sarebbero emersi anche i collegamenti tra Enrico Nicoletti e importanti membri di clan mafiosi come quello dei Casalesi.