Chiesti 6 anni per gli assolti dal gup Forleo

Stefano Zurlo

da Milano

Rieccolo, sul banco degli imputati. Mohammed Daki, il presunto terrorista al centro di una furibonda polemica fra il gip Clementina Forleo e autorevoli esponenti politici, questa volta deve vedersela con i giudici d’appello. In primo grado la Forleo l’aveva assolto, giocando sulla distinzione fra guerriglia e terrorismo e provocando un pandemonio. Daki era stato condannato a un anno e 10 mesi per alcuni reati satellite; poi era stato scarcerato e si era trasferito, da uomo libero, a Reggio Emilia.
Ora è il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale a presentare il conto a Daki, ritenuto un reclutatore del movimento Ansar Al Islam, presente nel Kurdistan iracheno fino all’arrivo degli americani. Per Daki la Bertolè Viale chiede sei anni di carcere, la stessa pena proposta davanti alla Forleo dalla Procura. E sempre la Bertolè Viale chiude la sua requisitoria proponendo 10 anni per Alì Ben Sassi Toumi e Bouyahia Mahler, gli altri due membri di Ansar Al Islam che la Forleo aveva scagionato dall’addebito più grave.
Per la Forleo condannare come «terrorismo» tutte le forme di «guerriglia violenta» significherebbe «rinunciare a imprescindibili garanzie di civiltà e libertà» e porterebbe ad una sorta di deriva «penale emergenziale». Il ragionamento del gip di Milano aveva provocato la dura reazione del ministro dell’Interno Beppe Pisanu che aveva diffuso un comunicato tagliato come un’informativa su Daki collegandolo al luogotenente di Bin Laden in Irak, Al Zarkawi. La Forleo aveva replicato alle accuse con un poker di querele contro i ministri Maurizio Gasparri e Roberto Calderoli, e i deputati Gustavo Selva e Fabrizio Cicchitto.
La Forleo, però, era stata bacchettata dalla stessa Procura: il Procuratore aggiunto Armando Spataro aveva sottolineato che il terzetto giudicato con tanta indulgenza dal gip apparteneva ad un’associazione «dedita alla consumazione e alla progettazione, in azione di combattimento ma anche in Europa, di attentati politicamente e ideologicamente motivati, finalizzati ad includere timore nella popolazione civile». Poi, in un’intervista, Spataro era stato anche più esplicito: «L’uso dei kamikaze non è compatibile con la nozione di guerriglia accettata dalle convenzioni in materia».
Daki, a sua volta, si è sempre proclamato innocente: «Non so niente. Non ho fatto niente. Una persona che ha paura di Dio non fa male ad altre persone, perchè il Corano dice così».