Chiesto il giudizio per 23 estremisti

L’11 marzo inneggiarono al Ventennio durante il corteo

Chiuse le indagini, il pm Piero Basilone ha chiesto il rinvio a giudizio di 23 militanti di destra che l’11 marzo parteciparono alla manifestazione organizzata dalla Fiamma Tricolore. Il corteo infatti fu un gran fiorire di saluti romani, cori tipici del ventennio e altri slogan fascisti. Oltre ai 23 per i quali la Procura ha chiesto il giudizio, un fascicolo a carico di tre minori è ancora pendente presso la Procura dei minori con la stessa accusa.
Le persone finite sotto inchiesta sono quelle riconosciute inequivocabilmente dalle Questure di mezza Italia (Milano, Roma, Vicenza, Padova, Treviso, Verona, Bolzano, Trento, Pavia, Como) analizzando il materiale video girato quel giorno da forze dell’ordine e televisioni presenti, mentre compivano «manifestazioni usuali del disciolto partito fascista».
Il corteo, cui parteciparono circa 700 persone, era stato autorizzato dalla Questura ma durante lo svolgimento, davanti ai giardini di Palestro, furono srotolate bandiere con croci celtiche, gridati slogan come «duce, duce», «della galera ce ne freghiamo, camicia nera trionferà», «orgoglio fascista ancora nelle strade» e cantati motivi fascisti come «Me ne frego».
Tra i 23 indagati spiccano i nomi di Pietro Puschiavo, coordinatore veneto di Fiamma Tricolore, e di Maurizio Boccacci, dirigente nazionale. In particolare Boccacci, ex leader del Movimento politico occidentale (disciolto nel '93 grazie alla legge Mancino) è già stato condannato in primo grado a Brescia per gli incidenti del 20 novembre '94 durante la partita di calcio Brescia-Roma, quando fu accoltellato l'ex vicequestore Giovanni Selmin.