Chiesto al governo Monti di preoccuparsi del dialetto ligure

Le parlate liguri sono a rischio scomparsa e la Regione Liguria punta a farle diventare ufficialmente una lingua, con il riconoscimento giuridico di una legge nazionale. Non per nostalgia folcloristica, ha spiegato ieri l’assessore Angelo Berlangeri, ma come espressione della quotidianità, come elemento identitario della comunità regionale.
Dopo una prima valorizzazione, negli anni scorsi, di questo «patrimonio immateriale» attraverso la creazione del Centro per i dialetti e le tradizioni popolari che raccoglie oltre duemila volumi sulla cultura popolare, la giunta della Regione Liguria ha approvato un documento specifico. L’assessore Berlangieri ne ha parlato con il presidente della Consulta Ligure della associazioni per la cultura Elmo Bazzano. La «lingua» ligure, sia pure formata da elementi locali differenti, affonda le radici in secoli di letteratura, a cominciare dalle rime dell’Anonimo Genovese del 1291, fino alla poesia di «Creuze de mà», disco-capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984.
La Regione chiede proprio all’esecutivo di Mario Monti che ha voluto dare un segnale fortemente contrario a tutte le spinte regionaliste di applicare almeno quella «Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie» che era stata ratificata nel 2000, ma mai adottata nei fatti. Ora che, come più volte sottolineato dagli assessori della Regione Liguria, non ci sono più al governo «persone poco serie», sicuramente la ricetta Monti prenderà in grande considerazione la richiesta di Berlangieri.
Intanto la Liguria sta pensando di togliere la salma di Goffredo Mameli dalla tomba della Chiesa di San Pietro in Montorio al Gianicolo ed esporla «in una sede pubblica prestigiosa». È la proposta che la Consulta delle associazioni per la cultura, le arti, le tradizioni farà al Presidente della Repubblica. L’idea è stata commentata in modo positivo dall’assessore Angelo Berlangeri.