Chiesto il rinvio a giudizio per D’Erme & Co.

Stefania Scarpa

La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di Nunzio D’Erme & Co.. Al consigliere comunale, a Guido Lutrario e ad altri dieci appartenenti al gruppo di «Action», la sedicente agenzia per la casa che okkupa immobili abusivamente alla faccia di chi è in graduatoria da anni, i pm Salvatore Vitello e Maria Cristina Palaia contestano il reato di associazione per delinquere finalizzata al compimento di delitti contro il patrimonio immobiliare altrui.
Il tutto nell’ambito dell’inchiesta sulle occupazioni abusive di immobili nella capitale. Già lo scorso luglio, il tribunale del riesame di Roma, accogliendo parzialmente le richieste di misura cautelare sollecitate dalla procura capitolina, aveva deciso che cinque dei dodici indagati (Nunzio D’Erme, Guido Lutrario, Andrea Alzetta, Fabrizio Nizzi e Giovanna Cavallo) erano da sottoporre agli arresti domiciliari ritenendoli promotori e organizzatori del movimento Action di Roma. Per altri due, Fabrizio Pagnozzi e Luca Blasi, dispose l’obbligo di firma. Secondo l’accusa, a ispirare le occupazioni di case e di immobili, avvenute nei mesi scorsi nella capitale, vi sarebbe una vera e propria organizzazione che programmerebbe e metterebbe in atto le occupazioni.
«La notizia della richiesta di rinvio a giudizio di Nunzio D’Erme, verso il quale continuo a dichiararmi garantista - afferma il vicepresidente del consiglio comunale, Fabio Sabbatani Schiuma - non fa però altro che confermare la mia scelta di non presiedere le sedute di Consiglio comunale fino a quando il sindaco Veltroni non prenderà davvero le distanze politiche da chi, tra occupazioni abusive, spese proletarie e blitz nelle aule delle istituzioni per impedire a un ministro della Repubblica e candidato sindaco di parlare pubblicamente, ancora non ha deciso se fare il consigliere comunale o svolgere attività politica senza rispetto delle regole democratiche e delle istituzioni. D'Erme - aggiunge - dovrebbe essere allontanato dalla maggioranza. Resta vergognoso che il centrosinistra abbia timore e quindi si renda complice di continue violazioni e di un movimento, Action, legittimato dallo stesso Veltroni con l’affidamento di sportelli sociali, ma che spesso si pone fuori della legalità».
Di diverso avviso la difesa degli accusati. «La decisione della Procura è quanto mai accelerata». Questo il commento dell’avvocato Marco Lucentini, che assiste alcuni attivisti di Action. «Sarebbe stato utile - ha aggiunto il legale - leggere la sentenza della Corte di cassazione che ha annullato con rinvio alcune misure cautelari disposte dal tribunale del riesame. Probabilmente le motivazioni della sentenza dei giudici della Suprema corte contengono qualche indicazione utile sulla configurabilità del reato così come invece fatto dalla Procura».
«L’iniziativa giudiziaria della Procura romana sull’ occupazione abusiva di immobili nella capitale è un segnale significativo della volontà della magistratura di fare chiarezza su attività al limite della legalità». È quanto ha dichiarato, invece, il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno, candidato a sindaco della Capitale, commentando la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per diversi appartenenti al gruppo Action. «Non vogliamo criminalizzare nessuno - ha detto - ma è fondamentale che a Roma venga garantito senza tentennamenti il pieno rispetto della legalità».