Il Chievo abbatte senza pietà un Torino che non c’è più

da Verona

Torino sempre più alla deriva. I numeri inchiodano Alberto Zaccheroni. Un punto in otto giornate di campionato, sei sconfitte consecutive con i tre schiaffi presi dal Chievo e ora il caso Rosina esploso proprio alla vigilia della sfida di Verona. Zaccheroni rinuncia infatti al talentuoso giocatore, lo manda in tribuna per punizione dopo che Rosina aveva criticato il tecnico sulle pagine del suo sito internet e poi spiega: «Il motivo della sua esclusione lo conosciamo io e lui». Ma il Torino al cospetto del Chievo si arrende senza combattere. Bogdani lo colpisce già in avvio, ma il Torino, reduce anche da una settimana di ritiro sulle rive del Garda, non reagisce, balbetta in tutti i reparti, una squadra stanca e molle. Non così il Chievo, bravo ad assestare il colpo del kappaò proprio allo scadere del primo tempo, complice tuttavia una difesa del Torino imbarazzante, con i centrali immobili ed un Abbiati impreparato nel colpo di testa di Bogdani. Il Chievo straripa ad inizio ripresa, Zaccheroni non modifica l’undici granata quasi ammettendo la resa, Obinna dà un colpo di gas e permette a Brighi di firmare il tris. Ci sarebbe anche la ghiotta occasione per il poker con Pellissier, cresciuto nel vivaio granata, che si impietosisce dal dischetto e calcia fuori un penalty giustamente concesso dall’arbitro Saccani per un colpo di mano di Franceschini. Ma il Torino è da tempo sotto la doccia, sulle ginocchia, mai in grado di mettere sotto un Chievo brillante soprattutto sotto l’aspetto fisico. Tre gol sul groppone, un rigore fallito, qualche occasione sciupata di poco, l’impressione che la sfida fosse impari. Di certo non per questioni motivazionali. Il Torino era reduce dal lungo ritiro di Desenzano del Garda, un’intera settimana trascorsa in riva al lago dopo la sconfitta di Roma con la Lazio, settimana però che alla luce di quello visto al Bentegodi non è servita a nulla. Il Torino non c’è, sembra fisicamente spento, ma soprattutto latita in attacco e non solo per le colpe degli attaccanti. I granata al Bentegodi giocano senza fantasia, senza brio, poco pericolosi in attacco, poco dinamici a centrocampo e con grandi amnesie in difesa. Al Chievo riesce comunque tutto. La squadra di Del Neri è aggressiva, mette subito in difficoltà una retroguardia granata troppo statica, colpita da una grande giocata di Bogdani. Il gol dell’albanese è da palati fini, ma Franceschini è imbarazzante nell’occasione del dribbling effettuato da Bogdani che poi confeziona un’autentica perla. Il Torino non reagisce, fatica a costruire l’azione. Si cercano soprattutto i lanci lunghi per uno Stellone troppo isolato, il centrocampo è da corsa, non ha il talento per supportare l’azione. Il Chievo è cinico e spietato, Bogdani manda al tappeto le residue speranze granata. Il resto conta solo per gli annali, perché dopo i primi 45’ è già game over. Brighi arrotonda, Pellissier ha pietà, il Torino ci prova solo su un calcio piazzato di Muzzi, Squizzi risponde presente. Mercoledì per Zaccheroni è dentro o fuori.