Chievo, la favola non ha il lieto fine

Dopo sei anni, e un preliminare di Champions League, i veneti abbandonano la serie A. Del Neri: «Il progetto va avanti. Grazie a questi tifosi fantastici»

nostro inviato a Bologna

Dalla porta socchiusa dello spogliatoio del «Dall’Ara» si scorge un Gigi Del Neri che sembra una tigre in gabbia. Stavolta la favola del suo Chievo, dopo sei anni di Paradiso con scampoli di calcio in Europa, non ha il lieto fine. «Tutto il calcio italiano deve dispiacersi - dice il tecnico di Aquileia dopo il pesante verdetto del campo – ha perso qualcosa di importante. Ovvero una società che ha dimostrato di poter fare tanto con poco».
C’era lui sulla panchina clivense quando la favola iniziò nel 2001 e l’arrivo fra le grandi della squadra del quartiere di Verona suscitò solo simpatie. Tanto che il quinto posto conquistato all’esordio, dopo aver addirittura assaporato il gusto della vetta, fu salutato come la ventata nuova nel nostro calcio monopolizzato negli ultimi anni dalle milanesi, dalle romane e dalla Juve di Moggi. Tanti piazzamenti onorevoli, una salvezza ottenuta in extremis nel 2005 (dopo l’esonero a quattro turni dalla fine del campionato del tecnico Beretta, che ieri si è preso con il Siena la sua personale rivincita) e al termine della scorsa stagione, con il terremoto Calciopoli, addirittura un posto nei preliminari di Champions. Che costringono il Chievo di Campedelli (soprannominato l’Harry Potter del calcio italiano per la somiglianza con il maghetto più famoso del mondo) a cominciare la stagione con largo anticipo. I più scafati avversari del Levski Sofia spengono sul nascere il sogno europeo, il campionato inizia in maniera pessima. Tanto che dopo lo 0-1 di Torino, il Chievo caccia Pillon e richiama Del Neri, reduce dall’esperienza negativa a Roma che coincide con l’annus horribilis dei cinque allenatori stagionali in giallorosso.
Tutti sperano nel nuovo miracolo, che sfuma a Bologna per merito del Catania, nonostante i veneti abbiano il vantaggio di poter ottenere due risultati su tre. «Più che la fatica iniziale, abbiamo pagato lo sforzo dell’ultimo mese in cui abbiamo giocato tante finali. Come quella di Bologna, dove abbiamo sofferto l’aggressività del Catania. Ma se siamo retrocessi è segno che qualcosa abbiamo anche sbagliato. Voglio ringraziare i tifosi, sono un popolo fantastico e riusciranno a starci vicini anche in futuro».
Un futuro tutto da scrivere, anche se Del Neri assicura: «La favola si è solo interrotta, ma il progetto andrà avanti anche in B. Il presidente ha avuto la forza di rincuorare il gruppo, io e lui continueremo quest’avventura insieme». Resta l’amarezza di una A sfumata a sei minuti dal 90’ e la fine dell’incantesimo cancella il Veneto dalla serie A dopo 13 anni. «C’erano risultati già scritti», l’amara riflessione di Semioli che lascia il campo in anticipo e sullo 0-0 per un problema al tallone. Più realista il capitano Lanna: «È stato tutto regolare, nel calcio a volte le motivazioni fanno la differenza. E il nostro destino ce lo siamo scritti da soli. Col Chievo ci sono stati molti momenti belli, adesso si tratterà di ripartire». Dalla B e da una dimensione diversa, ma la bella e sportiva tifoseria del Chievo saprà accettarla comunque. Perché è lecito tornare a sognare.