Chimica ed ecologia, i segreti del leader delle vernici ad acqua

La Ica di Civitanova Marche ha iniziato a studiare prodotti a basso impatto ambientale negli anni 80. Oggi è la prima azienda d’Europa nel settore

All'inizio la famiglia Paniccia, originaria della zona di Civitanova Marche e Fermo, si chiamava in realtà Paniccià, con l'accento sulla ultima a. Poi, nel corso degli anni, l'accento è curiosamente scomparso nel parlare di tutti i giorni pur rimanendo invece nei documenti ufficiali. Sandro Paniccia, presidente e amministratore delegato della Ica, tra le prime tre aziende italiane e le prime cinque europee per fatturato nelle vernici per il legno ma decisamente la numero uno in Europa nelle vernici ad acqua e quindi a basso impatto ambientale, non sa neppure lui quando la svolta sia avvenuta. Così si è allineato alla versione senza accento. «È come vivere contemporaneamente due vite», dice.
Ex calciatore. Classe 1956, nato a Modena perché il padre lavorava in una fonderia della zona, centrocampista in una squadra di calcio di serie D prima di appassionarsi di vela, Sandro Paniccia è il secondo di tre fratelli e una sorella: Fabio, il più grande essendo del 1952, laureato in chimica; quindi lui, Sandro, diploma di ragioniere, due anni di economia ad Ancona prima di entrare nel 1975 in azienda; poi Piero, 1958, perito chimico, appassionato anche lui di vela al punto da avere fatto parte della nazionale nei campionati del mondo ed essersi classificato settimo nella Barcolana di Trieste. Infine la più giovane, Valeria, 1962, l'unica a non lavorare in azienda: vive a Roma, è single, scrive libri e fa la giornalista. Fabio e Piero, quasi due orsi che non amano troppo le pubbliche relazioni, sono invece entrambi nell'impresa di famiglia occupandosi dei laboratori di ricerca che nel complesso danno lavoro a 22 tecnici. «È uno dei nostri punti di forza», sostiene Sandro Paniccia. Il gruppo Ica produce infatti, con i marchi Ica e Salchi, 29mila tonnellate di vernice per il legno, utilizzate nei mobilifici e nell'arredamento, nelle falegnamerie e nei cantieri navali, nei serramenti, nei parquet, negli strumenti musicali.
Quattro gli stabilimenti (tre a Civitanova Marche, dove sorge anche il quartiere generale, e uno a Romano d'Ezzelino, in provincia di Vicenza, sede della storica azienda Salchi, fondata nel 1930 e poi finita sotto il controllo della Basf Coatings prima di essere acquisita nel 2004 dall'Ica), 263 dipendenti, fatturato di 86 milioni di euro di cui il 32% grazie all'export. Il giro d'affari è rappresentato per il 91% dalle applicazioni per il legno e la crescita è buona: va dal 35% del 2004 a quasi il 12% del 2005. Merito dello sviluppo delle vernici ad acqua, un’alternativa decisamente innovativa rispetto alle vernici a solvente.
Dice Paniccia: «È dagli anni Ottanta che abbiamo intrapreso lo studio di prodotti a basso impatto ambientale. Abbiamo realizzato le prime vernici ad acqua bicomponenti nel 1993 grazie ad un brevetto della Bayer che era stato fornito a tutte le aziende del settore. Solo che non era stato utilizzato in quanto nessuno aveva creduto che le vernici potessero essiccarsi con l'acqua. Noi ci abbiamo creduto e siamo stati i primi a sviluppare questa gamma di prodotti». Con ottime percentuali di crescita: già negli ultimi tempi le vernici ad acqua hanno rappresentato la parte più consistente del giro d'affari, attorno al 35%, e lo rappresenterà anche nei prossimi anni in quanto, chiarisce Paniccia, «nel 2007 le grandi aziende che utilizzano vernici per il legno dovranno adeguarsi alle normative sulle limitazioni delle emissioni di solventi in atmosfera passando a quelle ad acqua. Quindi noi siamo avvantaggiati in quanto siamo più avanti degli altri». Tanto è vero che la Ica vende già vernici di questo tipo anche in Cina.
La seconda generazione. Sandro e i suoi fratelli rappresentano la seconda generazione dei Paniccia industriali delle vernici. All'inizio c'è Claudio, il papà: figlio dell'autista del proprietario della Cecchetti, l'azienda storica di Civitanova con la sua produzione di armi prima e di carri ferroviari in seguito, va all’Accademia navale di Livorno, s'imbarca sulla «Vespucci», quindi lavora alla Cecchetti e si trasferisce a Modena nel 1952 dove fa il caporeparto alla Corni. Nel 1960 torna nelle Marche e comincia a vendere nella zona di Civitanova vernici di due aziende, la Inver di Bologna e la Milesi di Bareggio, a due passi da Milano. L'ufficio è in casa, a Civitanova, una piccola abitazione senza riscaldamento e presa in affitto per 11mila lire al mese. E lì, dopo qualche anno e cominciando da zero, Claudio inizia anche a produrre nel garage di casa le prime vernici per il legno. È una scelta obbligata: la zona è piena zeppa di artigiani e falegnami che costruiscono mobili. Lui s'improvvisa chimico e prova ad inventarsi le formule per le vernici, qualche volta le copia anche perché in quegli anni, racconterà Sandro, il figlio, «erano piuttosto semplici».
La contabilità è invece tenuta dalla moglie, Maria Cesari, la quale usa il tavolo della cucina come ufficio: una volta che la famiglia ha terminato il pranzo, lei sparecchia e i piatti lasciano il posto ad una macchina per scrivere. Nel 1971 viene costruito un capannone di 700 metri quadrati nella zona industriale di Civitanova, vicina al paese vecchio. Nasce così la Ica, vuol dire Industria chimica adriatica.
Claudio Paniccia ha già 47 anni. Ma è un grande lavoratore, ancora oggi va in azienda tutti i giorni pur avendo superato l'ottantina. Nel 1974 costruisce un secondo capannone, quindi un terzo. A metà degli anni Settanta entrano in azienda tutti e tre i figli maschi, prima Sandro e poi gli altri. Papà Claudio si dedica alla produzione, Sandro si occupa della contabilità e delle vendite, Fabio e Piero seguono i laboratori di ricerca installati nel terzo capannone. Fabio sviluppa in particolare le vernici poliestere e quelle ultraviolette, Piero si dedica alle vernici nitro e poliuretaniche. Nel 1982, dopo avere introdotto i primi computer, la Ica diventa industria: è la prima azienda italiana del settore a dotarsi di un robot per la pallettizzazione dei prodotti finiti. Quattro anni più tardi ecco un nuovo magazzino e una nuova area di confezionameno, seguiti poco dopo da altri due capannoni. «L'azienda è cresciuta con noi della seconda generazione», dice Sandro.
Dai figli ai nipoti. Non ci sono solo la prima e la seconda, nel gruppo Ica è già entrato anche il primo esponente della terza generazione, formata curiosamente tutta da maschi: ben otto. Due figli di Fabio, quattro di Piero e due di Sandro. L'apripista è Andrea. Classe 1977, primogenito di Fabio, laurea in economia alla Luiss: inizialmente è responsabile del controllo di gestione e in seguito presidente della Salchi di Ezzelino dopo l'acquisizione della divisione legno dalla Basf con una sessantina di dipendenti. Ma in azienda ci sono anche due cugini dei Paniccia, Luciano e Valentina Cesari: lui è responsabile dell'amministrazione, lei delle relazioni esterne. Dice Sandro Paniccia: «Nel gruppo convivono tre generazioni, per noi il problema della successione non c'è stato. La terza generazione è entrata in azienda così come siamo entrati noi della seconda: diventando subito responsabili di qualcosa».
I laboratori di ricerca. Nel 2002 la produzione dell'intera gamma delle vernici ad acqua è stata trasferita in un nuovo stabilimento di 5mila metri quadrati sempre nella zona industriale di Civitanova. E l'anno dopo sono inaugurati anche i nuovi laboratori di ricerca.
Il gruppo Ica, specializzato in particolare nel mondo dei laccati, è entrato anche in nuovi settori di applicazione delle vernici diverse dal legno. Fornisce infatti vernici all'acqua per i vetri che sono poi inseriti nei mobili e vernici per i materiali plastici destinati a vari utilizzi, anche al di fuori del settore del mobile. In particolare il gruppo sta internazionalizzandosi irrobustendo la sua rete commerciale estera: ha tre depositi in Spagna, uno in Gran Bretagna e uno in Irlanda, è presente con un centinaio di distributori e rivenditori specializzati in quasi 50 Paesi e nel settembre 2005 ha aperto in Germania, a Heek, la prima filiale commerciale estera con il nome Salchi Deutschland e con un investimento di 500mila euro. È la porta, insomma, per espandersi nell'Europa del Nord.
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