«Chimica italiana in regola, ma la Ue ci penalizza»

da Milano

Attenzione a non tirare troppo la corda, soprattutto in un momento di crisi come l'attuale: giusto ridurre le emissioni nell'atmosfera, ma l'industria chimica italiana ha già dato. È questo il messaggio venuto ieri dalla presentazione del rapporto «Responsible care» di Federchimica alla vigilia della discussione del Pacchetto energia e ambiente da parte del Consiglio europeo che dovrebbe tenersi oggi. Poco più della metà delle aziende chimiche italiane aderisce al programma Responsible care, che fa di Federchimica una delle punte avanzate del rispetto ambientale in Italia: tra il 1990 e il 2006, ha detto il presidente di Federchimica Giorgio Squinzi, le emissioni di Co2 del settore sono diminuite del 46% e ben del 54% se si considerano solo le aziende aderenti a Responsible care. In Italia, invece, a livello globale sono aumentate intorno al dieci per cento. Se poi si considerano tutte le emissioni nell'aria (e non solo quelle di Co2) la diminuzione dell'industria chimica è stata del 91 per cento. Il protossido di azoto rilasciato nell'atmosfera è calato del 77% nel solo periodo 2005-2007. E anche i consumi energetici della chimica sono diminuiti del tre per cento. Il problema è che l'Unione europea si è posta altri traguardi ambiziosi, che Usa e Cina si guardano bene dal considerare: una riduzione media delle emissioni di Co2 dell'8% entro il 2012 e del 20% entro il 2020.
«La chimica italiana ed europea è già dentro ai parametri del protocollo di Kioto - ha detto Squinzi al Giornale - quello che ci preoccupa è che nonostante abbiamo un comportamento virtuoso da oltre 15 anni, ci vogliono imporre altri balzelli: l'emission trading (l'applicazione di un costo per ogni tonnellate di Co2 emessa, ndr) verrà a costare all'industria europea del settore tra i 40 e i 60 miliardi di euro in cinque anni. Siamo come un asino su cui si continuano a mettere carichi sulla schiena, vediamo fino a che punto riuscirà a reggere. Questo metterà a repentaglio la competitività di tutte le imprese dell'Unione, per l'Italia sarebbe la catastrofe».
Ma oggi che cosa si aspetta Squinzi dai ministri e dal Parlamento europeo? «Per l'esperienza avuta in 12 anni di presidenza di Federchimica e di vicepresidenza di Confindustria non mi aspetto niente di buono, né una marcia indietro perché non vorranno ammettere di aver sbagliato. C'è molta superficialità e noncuranza anche da parte degli europarlamentari: gran parte di quelli italiani erano assenti alle votazioni su questo problema che si è tenuta poche settimane fa, e sono cose su cui io non posso tacere».