La chimica sbugiarda Landis Gatlin fa squalificare il coach

Il Financial Times provoca: «Doping libero o tutti amatori». Martina Hingis si lamenta: «Controlli in orari sbagliati»

Francesco Rizzo

Ormai, sul fronte doping, fanno notizia i giorni senza notizie. Ieri, invece, la gogna ha accolto Gabor Dobos, centometrista ungherese che era atteso agli europei di Goteborg, al via lunedì. Risultato positivo il 27 maggio scorso, rischia la squalifica a vita, perchè nel 2000 era già stato sospeso per due anni. Lo condanna il livello di testosterone, ormone prodotto dal nostro organismo ma che, introdotto dall’esterno, aumenta la massa muscolare, diminuisce i tempi di recupero dalla fatica, stimola l’aggressività. Testosterone fatale, dunque, come per Floyd Landis e Justin Gatlin, il vincitore del Tour de France e il recordman dei 100 metri, eroi dello sport Usa appena caduti dal piedistallo. E ora costretti a difendersi.
Era un sabato dell’agosto 1991 il giorno in cui Landis ricevette in dono la sua prima bici importante, una mountain bike da 300 dollari; sarà un sabato di agosto, il prossimo, quello che potrebbe buttarlo giù dalla sella. Se quel giorno le controanalisi confermeranno il verdetto emerso al Tour, il leader della Phonak, cresciuto nel rigore di una famiglia di protestanti radicali della Pennsylvania, cederebbe la corona della Grande Boucle allo spagnolo Pereiro, verrebbe licenziato dalla sua squadra e subirebbe una squalifica. Landis si difende sostenendo che il suo corpo produce naturalmente livelli alti di testosterone ma il New York Times, citando fonti interne all’Unione Ciclistica Internazionale, riferisce che nelle urine del corridore è stato trovato anche testosterone sintetico, non prodotto dal suo organismo. Un siluro per l’ex-gregario di Lance Armstrong.
Justin Gatlin, intanto, prepara una memoria difensiva per l’agenzia antidoping americana e si avvia senza scarpe chiodate fra i rovi di ricorsi, arbitrati e sofisticate controanalisi al carbonio isotopo per non diventare l’ex-uomo più veloce del mondo. Un Superman con il mantello bucato. Rischia uno stop, due anni, anche il tecnico che lo allena, Trevor Graham, che si trincera dietro la tesi, poco sostenibile pure scientificamente, della singola, non voluta applicazione di una crema «pericolosa». In Usa si sta parlando di doping anche in altri sport: nel baseball «pro» c’è chi solleva dubbi sull’alto numero di fuoricampo, mentre il russo Andrei Nazarov, 581 partite in Nhl, ha detto che nell’hockey nordamericano i test vengono elusi perchè noti in anticipo. Ma la bufera Landis-Gatlin scatena reazioni anche in Europa. Il Financial Times lancia una provocazione: doping libero con sostanze che non abbiano seri effetti collaterali e sponsorizzazione da parte delle case farmaceutiche. O ritorno al puro dilettantismo. Chissà cosa ne pensa la tennista svizzera Martina Hingis che ieri, pur riconoscendo l’utilità dell’antidoping, si è lagnata per la tempistica dei controlli. «Si presentano all’improvviso e ti rovinano la giornata. Possono arrivare la sera o al mattino, non a metà giorno». Insomma, prendano appuntamento con il dovuto anticipo. Lo diceva sempre anche Gabor Dobos. E invece...