Chinatown, affitti a prezzi stracciati Bilocale in via Sarpi: 3 euro al giorno

Chinatown, affitti a prezzi stracciati nelle case messe all’asta dalla
fondazione Policlinico. Salvini: «È un’altra Affittopoli». La metà dei negozi disponibili dati in locazione a grossisti cinesi

Alzi la mano chi ogni trenta giorni non si priverebbe di 270 euro virgola spiccioli di affitto per avere in cambio la disponibilità di centodue metri quadrati? È un affarone, non c’è dubbio. Nove euro al giorno e, attenzione, non per vivere nell’estrema periferia di Milano bensì a tre fermate tram da piazza Duomo. L’indirizzo? Via Paolo Sarpi civico 14.
Tranquilli, non c’è trucco e non c’è inganno. Anzi, se quell’unità immobiliare o commerciale non fa per voi, ecco pronta un’alternativa: al 13 di via Bramante chiedono 127,94 euro al mese per 50,63 metri. E, ancora, poco meno di sessanta metri al 7 di Paolo Sarpi vanno via a poco più di 115 euro.
Affitti stracciati made in Chinatown. Nessuno stupore, però: i cinesi non scherzano con gli affari. Gli affari, i cinesi, li sanno fare e bene. Anche con la Fondazione ospedale maggiore Policlinico che, in quella zona, dispone di appartamenti e negozi di proprietà». «Giusto, dunque, parlare di Affittopoli cinese» chiosa Matteo Salvini (Lega): «Basta sfogliare l’elenco dei “compendi immobiliari” della Fondazione presieduta da Carlo Tognoli per scoprire che i canoni d’affitto sono particolarmente allettanti e che, quindi, i cinesi partecipano in forza alle aste pubbliche».
Tutto secondo regola, naturalmente: «Gli immobili in locazione sono assegnati con asta pubblica e con canone quale base di gara stabilito su stime dell’agenzia del territorio» precisa il presidente della Fondazione Irccs, Tognoli. Non sfugge, all’ex sindaco di Milano, il dettaglio del canone annuo «da saldi se non da prezzi stracciati», per dirla con Salvini: «Si tratta sempre di locazioni che prevedono la realizzazione a cura dell’assegnatario di lavori interni all’unità immobiliare, onerosità tenuta conto nella fissazione del valore a base di gara».
Condizioni che non nulla tolgono all’etichetta leghista di «Affittopoli made in China»: «È sconvolgente scoprire che i cinesi non solo comprano a peso d’oro locali in zona Sarpi ma prendono pure case e negozi in affitto, fortuna loro, a dieci euro o giù di lì al giorno» commenta amaro Salvini. Dagli archivi immobiliari della Fondazione di via Sforza esce però una fotografia che dà in locazione ai cinesi solo 7 unità immobiliari su 292 e 62 negozi o depositi su 123 di proprietà della Fondazione. «Dati che non cambiano però la sostanza» conclude il capogruppo comunale della Lega: «Si affittano spazi a chi ogni giorno non rispetta le elementari regole del vivere civile. Forse, bisognerebbe che la Fondazione verificasse nel tempo cosa accade in quei locali». Un impegno che, preannuncia la Lega, sarà svolto nelle prossime settimane dai militanti leghisti: blitz nei negozi con macchine fotografiche per immortalare «il Far West di Paolo Sarpi, che l’annonaria e qualcuno a Palazzo Marino finge di ignorare». E rilancia: «Al Gratosoglio un referendum sul trasloco, per vedere cosa vogliono veramente i milanesi».