Chinatown, caccia alle finanziarie illegali

Gianluigi Nuzzi

Oltre alla banca clandestina cinese che ha movimentato 40 milioni di euro in due anni e scoperta poche settimane fa nel cuore di Chinatown, potrebbero esserci altre finanziarie e micro istituti di credito che operano sui risparmi della comunità orientale senza le necessarie autorizzazioni e violando le normative bancarie. È infatti questa una pista investigativa che sta iniziando a concretizzarsi dopo la scoperta della banca di Ping Hsiao Wang, capace di intercettare quasi mille clienti, operando per anni in spregio a qualsiasi normativa.
A Chinatown vi sarebbero almeno altre due finanziarie che operano nell’intermediazione e nella raccolta del pubblico risparmio. Tutto, ovviamente, senza autorizzazione alcuna. Dagli inquirenti su questo fronte non trapelano particolari, visto che gli accertamenti sarebbero appena iniziati. Ma si tratterebbe di società operative sempre nel quartiere di Paolo Sarpi, con soci, almeno in un caso, sia italiani sia cinesi, seppur più defilate rispetto a quella di Wang. Di certo la tradizione cinese a concludere affari sempre in contanti, a non accendere conti correnti in banca e a sdegnare il sistema del credito tradizionale, agevola il sommerso, le attività illegali. Inoltre queste finanziarie avrebbero vita facile anche grazie agli appoggi di qualche direttore di filiale di banche italiane. O, addirittura, alti dirigenti. Non a caso il rappresentante legale di uno degli istituti di credito più importanti della Sardegna è ora indagato per aver agevolato secondo l’accusa, Wang nell’offrire mutui e nel conservare i risparmi dei 949 clienti cinesi.
L’allarme lanciato da Roberto Centaro, presidente della commissione parlamentare antimafia, sul riciclaggio della mafia cinese in operazioni immobiliari e finanziarie sembra venir recepito da chi tra gli inquirenti si dedica all’illegalità dagli occhi a mandorla. E sarà oggetto dell’inchiesta aperta dalla commissione sulla criminalità organizzata cinese e della trasferta fissata a Milano già per settembre.
Altro settore sensibile è ovviamente quello della contraffazione e del commercio clandestino. Che sembrano destinati ad allargarsi ulteriormente: «Preoccupanti sono alcuni sequestri - spiega il generale Mario Forchetti, comandante della Regione Lombardia della Guardia di Finanza - di nuove tipologie di merce contraffatta che testimoniano un allargamento delle capacità operative illecite dell’etnia cinese. Intendo riferirmi ai casi di sigarette contraffatte e medicinali e bevande alcoliche, illecitamente introdotti sul territorio nazionale». Del resto sembra assistere a una conversione delle attività illecite: «Negli ultimi dieci anni si è assistito - osserva Forchetti - ad un’evoluzione delle attività condotte dai ”cinesi“, sia nella fase di produzione, che in quella della vendita. I laboratori clandestini stanno progressivamente lasciando il posto alle importazioni di quegli stessi beni direttamente della Cina, in ragione dei minori costi di produzione in quel Paese, comunque convenienti anche tenuto conto delle spese di spedizione. Invece, la commercializzazione abusiva ed ambulante è stata in buona parte sostituita da negozi regolarmente aperti, che tuttavia non disdegnano la vendita di prodotti contraffatti o non in regola con gli standard di qualità europei».
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