Chinatown, ventimila multe in cinque mesi

Formigoni: «Siamo disposti a riprendere il confronto. Ma serve chiarezza»

Indietro tutta. Di fronte al rischio che sfumi per sempre il trasloco dei grossisti da via Paolo Sarpi all’ex Alfa di Arese - ipotesi che certo non dispiacerebbe alla comunità cinese -, Comune e Regione imboccano la strada del dialogo. Il riepilogo dei fatti: circa 4 mesi fa Regione, enti locali e rappresentanti di Chinatown hanno aperto un tavolo per studiare la delocalizzazione delle attività all’ingrosso. A fine luglio il Pirellone ha chiesto ai grossisti disposti a trasferirsi di compilare le schede di censimento ma «i dati - spiega una nota arrivata giovedì dalla Regione - sono risultati in molti casi incompleti, scorretti e inverosimili». Risultato: «Non ci sono le condizioni di chiarezza e trasparenza». Ma ieri il vicesindaco Riccardo De Corato ha gettato acqua sul fuoco: «Si tratta della stessa nota che la Regione aveva già spedito a fine luglio, l’ha tirata fuori di nuovo solo per ricostruire la situazione. Il Pirellone non aveva ritenuto esaustiva la prima parte della documentazione e nei prossimi giorni contiamo che arrivi la parte finale». Ma «non è saltata nessuna trattativa - insiste il vicesindaco -, abbiamo sospeso gli incontri con i rappresentanti cinesi ad agosto ma contiamo di rivederci nei prossimi giorni per valutare l’iter: se la soluzione di Arese è ancora valida, se bisogna studiare alternative o abbandonare l’idea». Obiettivo dell’amministrazione «ma credo anche della Regione - assicura - è rendere più vivibile l’area. Si tratta di trasferire 400 attività, un obiettivo che può durare anche 2 anni». Precisazione diretta alla Lega che chiede tempi stretti: «O i cinesi si mettono in regola in fretta - afferma il capogruppo Matteo Salvini - oppure si passi subito alla zona a traffico limitato in zona Sarpi». Ma la replica è secca, De Corato fa presente che nessuno dorme. Dal 26 febbraio (quando la polizia municipale ha avviato il servizio di postazione fissa) al 3 agosto «abbiamo dato nell’area di Chinatown circa 20mila multe. La Lega non faccia la prima della classe, chi amministra deve affrontare con calma un problema che non ha risolto neanche il sindaco leghista Formentini».
Proprio dalla Cina, dove ha seguito i lavori del World economic forum e incontrato il viceministro della Repubblica Popolare, il sindaco lancia segnali di distensione. Letizia Moratti ribadisce l’impegno a trovare «soluzioni condivise» per rispondere alle «legittime esigenze» dei commercianti all’ingrosso». Accoglie con favore «l’auspicio delle autorità cinesi di trovare una soluzione soddisfacente, nel rispetto dell’ordinamento giuridico italiano e delle regole di civile convivenza». E sottolinea «il valore storico e il contributo economico e sociale che da oltre 40 anni i milanesi di origine cinese portano alla nostra città, una ricchezza che contribuisce alla crescita di Milano».
Ma anche il governatore Roberto Formigoni ieri ha attenuato la posizione del Pirellone, augurandosi «un ripensamento dei rappresentanti della comunità cinese, dal momento che la maggior parte dei formulari che abbiamo chiesto di compilare non sono corrispondenti al vero e in queste condizioni non si può andare avanti». Ci deve essere, ribadisce, «rispetto dei diritti e doveri». Detto questo, la Regione «è disposta a riprendere il confronto, ma sulla base della chiarezza dei documenti».