La «chiocciolina» promuove sei osterie liguri

È un po’ la «Bibbia» del mangiar bene (e del bere altrettanto bene) nelle osterie d’Italia. E proprio per questo la sua uscita annuale, puntualissima dal 1991, è attesa come un evento dagli amati della tavola che amano frequentare locali semplici, ma accoglienti, con un corretto rapporto qualità-prezzo e senza compromessi col gusto. «Osterie d’Italia», dunque, «sussidiario del mangiarbere all’italiana», edizione 2009, celebra anche quest’anno la filosofia di Slow Food, confermando la chiocciolina - la gratificazione - a chi ha mantenuto un livello di eccellenza nella categoria, e promuovendo, con giudizio, le new entry (in questo caso, con la chiocciolina o con la citazione). Anche in Liguria. Dove le osterie «chiocciolate» sono l’Antica osteria dei Mosto a Ne, Da Casetta a Borgio Verezzi, Gli amici a Varese Ligure, La Brinca a Ne, l’Osteria dell’Acquasanta, e - nuova entrata fra i top - la Luigina di Genova. Nella guida rispetto all’edizione 2008, figurano anche, pur senza la chiocciola Slow Food, La cucina di nonna Nina di Camogli, La rosa canina di Lerici, e l’Osteria del tempo stretto ad Albenga.
A tutti è stato rivolto un riconoscimento o almeno una citazione, nel corso della cerimonia di presentazione della guida «Osterie d’Italia» che si è svolta ieri nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Particolarmente apprezzate dai presenti - operatori del settore enogastronomico e ristoratori provenienti da tutta Italia - le considerazioni della curatrice del volume, Paola Gho: «Per caratterizzarsi ed essere appetibile, un’osteria dovrebbe offrire veramente qualcosa di diverso, derivato dai sapori e dalle tradizioni locali. Magari un vino, una ricetta, un tipo di pane, in grado di fare la differenza. E inoltre, deve mantenere una continuità dal punto di vista qualitativo e del prezzo. Si dovrebbe dire basta - ha insistito Paola Gho - con i piatti-architettura, con la carta delle acque minerali, con un’eccessivamente ampia carta dei vini. Meglio la semplicità, la riscoperta di una zuppa, di una pasta fatta in casa, che il consumatore cerca in un’osteria e dimostra di gradire».
Hanno convenuto, sulla stessa lunghezza d’onda, Walter Bordo, fiduciario di Slow Food, e Silvio Barbero, segretario nazionale dell’associazione del «Lento Mangiare», che subito dopo hanno premiato una rappresentanza dei 214 locali insigniti della Chiocciola «per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con la filosofia Slow Food».
La guida presenta quest’anno un repertorio di 1650 indirizzi, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, a testimoniare l’attualità e la vitalità del patrimonio gastronomico di tradizione. In «Osterie d’Italia», infatti, sono segnalati i luoghi della cucina popolare, osterie, trattorie, enoteche, agriturismi, ristoranti familiari e wine bar che hanno saputo valorizzare le tradizioni contenendo i prezzi.
Ad aggiungersi, nell’edizione 2009 della guida (912 pagine, prezzo 20,14 euro), a sostegno di una precisa filosofia gastronomica, la prima edizione del Dizionario delle cucine regionali italiane, inventario completo e contributo alla salvaguardia del patrimonio della cultura materiale del nostro Paese.