Chiostro del Bramante La Belle Époque nelle tele di Boldini e Zandomeneghi

La Belle Epoque è stata per Parigi una sorta di età dell’oro, segnata dal trionfo del modello borghese liberale e laico, che portò a una grande libertà di pensiero e a un vivace fermento culturale. Il mito di Parigi in quegli anni attirò diversi artisti italiani che in qualche caso divennero parigini di adozione. Il Chiostro del Bramante (via della Pace) ospita fino al 14 marzo la grande mostra «Boldini e gli italiani a Parigi», dedicata in primo luogo al ferrarese Giovanni Boldini (1842-1931), poi a Giuseppe De Nittis e Federico Zandomeneghi, gli altri celebri «Italiani di Parigi», tenendo in considerazione anche altri artisti che hanno soggiornato nella Ville Lumière nella seconda metà dell’Ottocento. La mostra, curata da Francesca Dini, presenta sei sezioni con circa 90 opere provenienti da collezioni private e importanti musei. Una pittura vivace, nella quale la modernità parigina si fonde con la formazione macchiaiola, caratterizza gli esordi parigini di Boldini, che nella seconda sezione della mostra è messo a confronto diretto con De Nittis. Se De Nittis cerca il consenso degli intellettuali, alternando soggetti alla moda con aperture a scene impressioniste, Boldini ha un temperamento più ruvido ed è attratto dal dinamismo parigino, dai cafè chantant e dalle belle donne.
«Le donne sono per lui dei grandi fiori viventi che il desiderio respira e coglie», scrive a questo proposito Jean-Louis Vaudoyer alludendo alla staordinaria capacità di Boldini di percepire e cogliere l’essenza della femminilità. Le donne decretarono il suo successo mondano e artistico e la sua vita si divise tra modelle, aristocratiche e ricche borghesi, in un intricato turbinio di amori. La terza sezione è dedicata a Zandomeneghi, un pittore che aderisce totalmente all’impressionismo, quando ancora non era di moda. La quarta sezione presenta straordinari dipinti del grande Antonio Mancini che fu letteralmente travolto da Parigi tanto che, dopo un soggiorno di un anno, impazzì e fu costretto a tornare in Italia. Nel 1880 anche Vittorio Corcos, livornese di scuola macchiaiola, arrivò a Parigi e si lasciò ammaliare dalle sue atmosfere, come possiamo vedere nel grande dipinto «Le istitutrici ai Campi Elisi».
La sesta sezione presenta celebri opere di Boldini, tra cui «Miss Bell», «Ritratto di pianista (Debussy)» e la «Divina in blu», accompagnata dalle poetiche parole di Baudelaire: «Saetta il suo sguardo di sotto il cappello, al modo di un ritratto entro la propria cornice».
Orario: dalle 10 alle 20; lunedì chiuso