«Chip e hashtag? Presto saranno nel guardaroba»

Benvenuti nel mondo della moda hi-tech. Sei affezionato alla giacca che hai addosso e ti scoccerebbe da morire perderla? Lo stilista americano Asher Levine ha la soluzione. Nei suoi capi della collezione autunno-inverno 2013 è stato inserito un microchip in grado di individuarli ovunque si trovino grazie ad un'app. Ecco uno degli elementi emersi dalla ricerca condotta da Memethic Lab per Whirlpool per scoprire le manie degli europei collegate ai vestiti che indossano.
Ma non finisce qui. Perché basta andare sul sito historytag.com, inserire il codice segreto e un hashtag (il cancelletto affiancato ad una parola-chiave come su Twitter) per postare foto e testi con l'obiettivo di creare una narrazione del capo preferito. Ne fa largo uso la Hiut Denim Co., un marchio inglese di jeans. Patrizia Martello, presidente della società Memethic Lab, spiega: «I luoghi, le persone, i sogni, le emozioni, i sentimenti: ogni cosa viene associata a quello che indossiamo. History tag è un codice applicabile agli abiti che permette a chi li acquista di conoscerne la storia, l'origine, il processo produttivo, aggiungendo la propria esperienza». Per non parlare poi delle etichette intelligenti dei vestiti che comunicano con la lavatrice: ancora in fase perimentale, ma la realizzazione è dietro l'angolo. Come sarà insomma il nostro guardaroba futuro? «Vedrà la convivenza tra tech e natura, nostalgico e futuribile, passato e presente. Sempre più pieno di capi confezionati con tessuti hi-tech o fatti di fibre derivate da alimenti (bamboo, latte, agrumi). Ma nello stesso tempo conterrà capi brandizzati e altri a scadenza low-cost accanto a quelli "vintage upcycled", rifatti e rimessi a nuovo da sarti o con il fai-da-te».