Chirac e Schröder: crisi nell’Unione non solo europea

Gianni Baget Bozzo

Il quadro generale della sinistra europea è mutato per due ragioni: una è la crisi dell'Europa come via autonoma da quella americana espressa dalla presidenza Chirac e l'altra è la crisi del modello socialdemocratico tedesco di alleanza tra partito e sindacato.
La linea socialista in Francia si era espressa con la solidarietà al presidente gollista della Repubblica, sia nel suo rigetto dell'estrema destra, sia nella linea di ferma opposizione all'intervento americano in Irak. La posizione del segretario socialista, François Hollande, aveva ricalcato su tutti i punti fondamentali il comportamento di Chirac, tanto che, con l'Economist, il presidente gollista si poteva considerare il vero leader del socialismo francese.
Un dirigente storico come Laurent Fabius, ha scelto di votare contro la Costituzione europea, criticandola da sinistra come uno strumento dei poteri burocratici e di quelli finanziari. Non era prevedibile che un mitterrandiano come Fabius rompesse la tradizione riformista del socialismo francese e lo facesse sulla questione europea. Ma ciò indica che il modello riformista, che è stato l'essenza del partito di Mitterrand, viene ora meno. E, al tempo stesso il ministro degli Interni e presidente dell'Ump, Nicholas Sarkozy, tende a riacquisire l'elettorato di destra sulla questione della sicurezza anche in chiave antieuropea, come sulla questione dell’ammissione della Turchia sia nella sospensione parziale di Schengen.
La sintesi riformista creata in Francia da Mitterrand viene meno contestualmente alla lettura gollista della politica francese e del suo rapporto con l'Europa. Non vi è dubbio che lo stesso aggravarsi della minaccia terrorista faccia comprendere all'opinione pubblica francese che una sconfitta dell'America in Irak è impensabile per la Francia stessa, perché metterebbe in crisi tutto il sistema della politica araba cui è profondamente legata.
Ma in Germania accade di peggio, lo si vede nelle dimissioni del governo Schröder che debbono essere ancora approvate dal presidente della Repubblica e dalla Corte Costituzionale, ma che, prevedibilmente condurranno alle elezioni in ottobre. Il fatto nuovo non è dato dalla maggioranza delle intenzioni di voto per i democristiani, ma dalla ricomparsa di Oskar Lafontaine, il segretario dell'Spd che si era dimesso dal governo, dal Parlamento e da segretario del partito per dissenso sulla politica economica socialdemocratica. Ora egli fonda il Linksbundnis (alleanza della sinistra) che nei sondaggi per il consenso supera nei Länder orientali la Cdu di Angela Merkel ed è al primo posto mentre sul piano nazionale otterrebbe l'11% dei voti e sarebbe al terzo posto. La rottura con i sindacati, fatta dal cancelliere, ha quindi spezzato il modello della socialdemocrazia tedesca, e ha permasso a Lafontaine un’alleanza politica con il partito postcomunista della Germania orientale. Si ha contemporaneamente in Francia e in Germania la crisi del modello socialdemocratico di François Mitterrand e di Willy Brandt. Queste notizie hanno un impatto anche sulla sinistra italiana, perché rilanciano la differenza tra radicali e riformisti e permettono a Bertinotti delle alleanze europee in misura maggiore di quelle della sua attuale formazione parlamentare europea. Del resto, anche la posizione di Zapatero in Spagna è molto distante da quella di Felipe Gonzalez e situa il socialismo spagnolo a sinistra nel socialismo europeo. La crisi del modello socialdemocratico nei Paesi centrali dell'Ue è un elemento rilevante per comprendere le difficoltà che si addensano sul centrosinistra nel nostro Paese.
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