Chirurgia rigenerativa, l’era delle staminali

Sono le cellule staminali adulte le «armi» che la medicina rigenerativa utilizza per sconfiggere patologie del sangue, tumori, ma anche per ripristinare la funzionalità in alcuni tessuti che l’hanno persa, a causa di traumi dovuti a incidenti stradali. Una rivoluzionaria alternativa ai trapianti di organo, decisamente meno invasiva e senza problemi di rigetto, che «ripara» il corpo, grazie al prelievo di cellule autoctone per centrifugazione del grasso del paziente.
Questo è quanto emerso nel convegno «Regenerative surgery: mobilità sostenibile e scienza a confronto per migliorare la qualità della vita delle persone coinvolte negli incidenti stradali», svoltosi ieri presso la sala dell’Arazzo, in Campidoglio. E che ha aperto la tre giorni internazionale sulla chirurgia rigenerativa, al via da ieri sera fino a domani, a Monte Porzio Catone. «Il Comune di Roma sostiene questa branca della ricerca scientifica - ha detto l’assessore capitolino alle Politiche della mobilità Sergio Marchi - che si affianca alla mobilità sostenibile e che accelera il processo di guarigione da patologie altrimenti croniche e invalidanti, come quelle conseguenti agli incidenti stradali. Che, peraltro, rispetto al 2007 - ha sottolineato con soddisfazione Marchi - sono diminuiti dell’8,2 per cento». Un vero e proprio salto di qualità della chirurgia rigenerativa nella cura di ustioni e ferite che normalmente stentano a rimarginarsi, provocando importanti deficit a carico sia dei tessuti duri, sia di quelli molli, secondo Adolfo Panfili, delegato del sindaco ai Rapporti con le istituzioni sanitarie. Opinione condivisa da Valerio Cervelli, direttore della cattedra di Chirurgia plastica e ricostruttiva di Tor Vergata: «Le applicazioni delle staminali adulte, prelevate dal grasso, purificate e immesse direttamente attraverso innesto nella parte danneggiata, è vastissima. Si usano infatti nei tessuti come pelle, ossa e cartilagini, ma anche per debellare, piaghe da decubito».
Nel corso del convegno, il commissario straordinario dell’Agenzia per i trapianti del Lazio, Carlo Umberto Cascinai, ha puntato l’accento sulla necessità di costruire un laboratorio per la medicina rigenerativa nella capitale: «Ci sono quattro laboratori in Italia (Milano, Padova, Modena e Bologna), ma nessuno nel centro sud. Ragione per la quale, ne occorre uno qui a Roma, per eliminare ritardi e inquinamento dei nuovi tessuti. Il costo di ogni singolo laboratorio - ha proseguito Cascinai - si aggira sui 15 milioni di euro. Il consiglio regionale ha deliberato uno stanziamento di 4,5 milioni di euro, ma ci sono anche dei privati pronti a investire».