La chitarra acustica di Bromberg regalerà nuove perle

Per chi ama la chitarra acustica, per chi negli anni Settanta spendeva soldi e fatica cercando long playing di folk e blues, David Bromberg è più che un mito. Un virtuoso che suona col cuore, che ha una tecnica incredibile ma nei cui pezzi non c’è nulla di scontato o, peggio, di meccanico. Chi era fieramente schierato contro la musica commerciale non dimentica la sua splendida versione di Mr Bojangles (la ballata del cantautore texano Jerry Jeff Walker dedicata al ballerino Bill Robinson, realmente esistito e divenuta un classico) con quell’incredibile assolo che ti ruba l’anima. Bromberg, amatissimo per i suoi antichi dischi come Demon In Disguise e Wanted Dead or Alive e per le collaborazioni con Bob Dylan, Tom Paxton, Jerry Garcia e mille altri, torna a Milano mercoledì 20, dopo oltre vent’anni, per un concerto «alla sua maniera» al teatro Dal Verme, patrocinato dalla rassegna «Suoni&Visioni», come «fuoriprogramma» davvero d’eccezione.
Un concerto alla sua maniera non vuol dire guardare nostalgicamente al passato, ché Bromberg è sempre stato un ricercatore e uno sperimentatore nel segno della tradizione. Non incide molto - vive completamente al di fuori delle logiche del music business - ma quando lo fa, non c’è alcun dubbio, lascia il segno. Nel 2008 il nuovo cd Try Me One More Time ha ricevuto la nomination al «Grammy» come miglior disco di folk tradizionale. Lui è sempre uguale e sempre diverso; un uomo libero, ambasciatore di quell’ampio genere definito dagli appassionati «americana».
Sessantaquattro anni, nato a Philadelphia e cresciuto a New York, Bromberg si iscrive alla facoltà di musicologia della Columbia University ma la sua palestra sono i concerti nella Manhattan del Greenwich Village, dove impara presto a farsi amare non solo dal pubblico, ma da star come Tom Paxton, Dylan (suonerà con lui in album come Self Portrait) e poi gli Eagles e persino George Harrison, con cui scrive l’interessante Hold Up. I suoi maestri sono i grandi della musica acustica «bianca» (dal re del bluegrass Bill Monroe al favoloso chitarrista non vedente Doc Watson) e nera (da Blind Willie McTell al reverendo Gary Davis, leggendario bluesman cieco che Bromberg guidava in giro per New York in cambio di lezioni di chitarra). Uomo schivo e lontano da qualunque forma di pubblicità e autocelebrazione, diventa famoso per i suoi live show; persino al festival di Wight del 1970, in mezzo al fragore del rock, impone il suo stile e conquista il suo primo contratto discografico. Dischi come quelli già citati, o Midnight On the Water, Reckless Abandon, Bandit In a Bathing Suit sono ancora classici che incrociano blues, jazz, folk, ragtime. A metà anni Settanta, senza tradire le radici, esplora i medesimi territori con una favolosa band con tanto di sezione fiati, mandolino, violino suonato da Jay Ungar, titolare di ottimi dischi con la moglie Lyn. All’apice del suo successo personale però Bromberg s’è ritirato con la moglie Nancy nel Delaware, sulla East Coast, e ha aperto una bottega dove costruisce, vende e ripara strumenti di alta qualità, soprattutto violini. Non ha perso però il vizio di incidere (con parsimonia) e di regalare ancora ai fan le sue perle dal vivo. Un consiglio: non perdetelo.