Chitarre, brillantina e juke-box il rock’n’roll sbarca a Senigallia

Michele Anselmi

da Senigallia

I primi sono già arrivati dall'Olanda, in anticipo di due giorni: un terzetto di rocker a bordo di una smagliante Buick con gli interni leopardati e le borchie abbaglianti. Look di rigore: scarpe bicolori, jeans vintage coi risvolti, camicie bianche con le maniche rovesciate fino ai bicipiti, ciuffo a banana e basettoni. Un bolognese, che tanto per non farsi riconoscere indossa una cinta con la fibbia «Elvis», vuole trasferirsi per sempre a Senigallia, «il paradiso del rock'n'roll», e intanto canticchia per strada It's allright mama, il brano che lanciò il giovane Presley.
Domenica, qui nella città della rinata Rotonda a mare, parte la settima edizione del «Summer Jamboree». Un festone d'estate che s'è imposto come uno dei raduni più gettonati al mondo in materia di rock'n'roll & affini. Concerti e non solo, nel religioso rispetto di quell'America anni Quaranta-Cinquanta che gli adepti del nuovo/antico culto hanno eletto a pianeta di riferimento. E dunque: moto e automobili d'epoca (in preferenza Harley Davidson e Chevrolet, opportunamente personalizzate), vestiti, cappelli e acconciature in tema, cibo sudista fortemente speziato, tra il cajun e il tex-mex, più insegne, pubblicità, lezioni di ballo, 45 giri, juke-box, chitarre, insomma tutto quanto fa R&R, con scivolate nel country, il rockabilly, l'hawaiano, il western swing.
Arrivano dal Nord Europa, ma anche dall'Australia e dall'Est ex comunista, e si ritrovano coi «fratelli» italiani sotto le insegne della bandiera confederata, perché il generale Lee fa più simpatia del presidente Lincoln. E però sarebbe un errore liquidarla come una «mascherata» da rimbecilliti: questi quaranta-cinquantenni pazzi per Buddy Holly e Eddie Cochran prendono la cosa maledettamente sul serio, il rock'n'roll per loro, anche se impiegati al catasto, è una filosofia di vita.
Il fenomeno «Summer Jamboree» è così cresciuto (roba da centomila visitatori a botta) che il trentacinquenne cantante-cineasta bergamasco Beppe De Caro ha deciso di farci sopra un documentario con elementi di finzione, il cui titolo provvisorio recita Rock'n'Villa, dove Villa sta per «città ideale» del rock. Premette il regista: «Il R&R è un atteggiamento verso la vita, ti influenza in ogni dettaglio: nello stile, nel comportamento. Io ho iniziato a quindici anni. Quando i miei compagni ascoltavano gli U2, io compravo dischi di Jerry Lee Lewis o Elvis Presley. Poi ho iniziato a suonare in giro per locali o per strada». Col suo gruppo rockabilly, i Fish Kids, planò da queste parti: un concerto improvvisato ai Bagni 84 suscitò la curiosità di un patito locale, Angelo Di Liberto, al quale, non troppo tempo dopo, insieme ad Andrea Celidoni venne l'idea di inventare il «Summer Jamboree» con il contributo del Comune. Oggi la manifestazione fa gola a molti centri della riviera, ma per ora resta a Senigallia: la confusione è tanta, però gli albergatori gongolano e la cittadinanza apprezza.
L'elemento di finzione del film, pensato per uno sfruttamento tv, consiste nell'affidare a due ciceroni doc, appunto Di Liberto e l'esperto Alberto Bellesini, una serie di ironiche riflessioni sul rock prima maniera. Partendo dal look (eccoli in una barberia d'epoca sotto le forbici di Francesco), per poi affrontare vari capitoli correlati: lo sfondo storico (dentro una Chevrolet del '58 o sopra un pedalò di salvataggio), il catalogo degli artisti, con big e derivati (in bicicletta), il giorno più triste, ovvero la morte di Buddy Holly (all'interno di un negozio di pompe funebri). Tutto già girato a luglio; adesso bisogna completare l'opera filmando alcuni dei concerti, con relative interviste agli artisti.
«Credo che la musica americana degli anni Cinquanta continui a influenzare la vita di molti di noi», spiega De Caro. «Lo so, c'è chi ci trova ridicoli o buffi. Se si pensa a Grease il fenomeno può suonare grottesco, ma noi andiamo alle radici di quello che resta un autentico movimento culturale». Il regista conosce impiegati delle poste di Bergamo, operai di Treviso, bancari di Milano che vivono nel culto di Carl Perkins, Gene Vincent e Chuck Berry. C'è un gruppo, gli Hormonauts, che gira tutta l'Italia facendo pienoni. A Senigallia 2006 il più atteso è Tommy Sands, che fu marito di Nancy Sinatra: un ex teen-idol che oggi ha 70 anni. «Spero non sia patetico, del resto non importa che canti bene, conta ciò che è stato e ha fatto».
Concorda, naturalmente, Di Liberto. È lui ad aver elaborato il logo della settima edizione (Chevrolet+Corvette+Rotonda). Ha trentanove anni, detesta pure lui Grease, «perché è una pagliacciata», e fa suo il motto di American Graffiti: «Da quando è morto Buddy Holly il rock'n'roll è andato in malora». Ma non di solo effetto nostalgia si nutre il «Summer Jamboree», anzi l'idea è di intrecciare l'amore sfegatato per quel periodo ai nuovi dettami della «custom culture», senza rigori puristi, ma orgogliosamente ricordando che il rock'n'roll, scaturito dall'incontro tra blues nero e country bianco, «è stato il primo movimento interrazziale».