Il chitarrista che visse due volte

Pat Martino, giovanissimo al successo, nel ’75 perse la memoria dopo un’operazione. E ricominciò a studiare la chitarra da zero...

Ritorna al club Blue Note (via Borsieri 37) il chitarrista Pat Martino in quartetto con Rick Germanson pianoforte, David Ostrem contrabbasso e Scott Robinson batteria. Suonerà soltanto oggi alle 21 e alle 23.30. E con lui, che ha compiuto 63 anni il 25 agosto, ritorna il racconto a lieto fine dell'uomo che visse due volte. È nato a Philadelphia come Patrizio Azzara, ovviamente di origine italiana. La vita e l'arte di Martino sono un romanzo quasi incredibile. La sua eccezionale disposizione per la musica, insieme con la preferenza per la chitarra, viene notata fin dalla prima infanzia dal padre, buon cantante di jazz, che naturalmente lo sollecita a studiare. Pat compie progressi rapidissimi: a 15 anni suona già come professionista di jazz e ha dimestichezza anche con la chitarra a 12 corde. Si fa subito notare e poco dopo può collaborare con un maestro del sassofono quale Sonny Stitt e dirigere un quartetto di nomi illustri con Cedar Walton pianoforte, Richard Davis contrabbasso e Billy Hart batteria. Nel suo stile ci sono influenze benefiche del grande chitarrista Wes Montgomery, di certe musiche orientali e dell'avanguardia accademica, specialmente di Elliott Carter e di Karlheinz Stockhausen.
Nel ’75 Martino viene colpito da emorragia cerebrale. Una difficile operazione gli salva la vita ma gli fa perdere completamente la memoria. Qui comincia l'odissea del «secondo Martino» che riprende a studiare la chitarra dal principio come quando era bambino. I genitori gli fanno trovare chitarre in tutta la casa per riproporgli l'immagine dello strumento e cercare di spronarlo a riprenderne il controllo come una volta. Il giovane, ormai più che trentenne, impiega più di dieci anni per essere di nuovo il meraviglioso professionista di prima: nel 1987 ritorna sul palcoscenico, incide il cd «The Return» e la critica lo giudica più moderno dei tempi trascorsi. Chi lo intervista nota in lui qualche difficoltà nel raccontare e nel coordinare i periodi, ma ora Martino ricorda e si fa capire. Il suo nuovo stile è molto speciale per alcune particolarità, come l'accordatura personalizzata dello strumento che conferisce alla sua chitarra Gibson un suono più «scuro» del normale; e per certi passaggi virtuosistici che vengono definiti «di Martino e di nessun altro». La rinnovata considerazione generale che lo circonda è confermata dal successo straordinario di tutti i suoi concerti e dall'ultimo magnifico album «Tribute to Wes Montgomery» (Blue Note, 2006), il virtuoso della chitarra che Martino considera, pur senza averlo mai imitato, il punto di riferimento della sua carriera.
Pat Martino oggi ore 21 e 23.30 al Blue Note, via Borsieri 37