Chiude il centro per bimbi autistici

A Genova gli enti locali trovano i soldi per festeggiare il compleanno di un «don» capo-popolo, per stampare i manifesti che inneggiano alla liberazione di una pasionaria franco-colombiana, ma non per una struttura che assiste e cura, a Genova, i bambini autistici. È la situazione, paradossale e gravissima, in cui si trova l'onlus «Maisoli», una delle strutture sanitarie private più innovative in materia di autismo. Ha sede, in piazza Rossetti, e, secondo quando hanno dichiarato i dirigenti del sodalizio, dopo quattro anni di intensa attività a favore dei piccoli pazienti, sarà costretta a chiudere i battenti a fine anno. «Perché nu ghè dè palanche» sbotta Giuliano Battilana, al timone di uno storico studio di commercialisti, che insieme alla figlia Franca, nel 2004 ha raccolto il grido di dolore di una mamma di un bimbo autistico e deciso, con soldi propri, di aprire una struttura pro famiglie e malati. Quattro anni fa nasce l'associazione «Maisoli», prima srl e poi onlus. Oggi sono già una quarantina i bambini, tra i 3 e i 13 anni, seguiti da un'equipe di 15 persone. I costi, però, lievitano. Per gestire una struttura come quella di piazza Rossetti servono 250 mila euro all'anno. Maisoli chiede e ottiene la convenzione con la Sanità pubblica. «Che in Liguria - spiega la dirigente della Onlus, Raffaela Falivene - non ha centri che si occupano in modo specialistico di autismo». A fine 2007 arriva la convenzione con l'Asl che paga, per cominciare, trentamila euro per le cure di cinque bambini. I soldi, però, arrivano con contagocce. Per gli altri 35 bimbi le tariffe dei trattamenti sono «politiche»: 400 euro al mese contro le oltre 800 praticate da altre strutture. Una situazioni insostenibile, per questo entro il 31 dicembre i responsabili di Maisoli hanno annunciato la chiusura del centro. Preoccupati i genitori dei bimbi seguiti dallo staff hanno chiesto udienza un po' a tutti, dall'Asl alla Regione. Nessuno ha garantito alcunché.