Chiude l’istituto di credito lumbard: «Non abbandoneremo gli azionisti»

Credieuronord in liquidazione sommersa dagli scandali. I risparmiatori accusano il partito

Stefano Filippi

da Milano

La banca della Lega ha chiuso i battenti ieri mattina nel centro congressi di un grande albergo alla periferia nord di Milano. Addio triste per un sogno che doveva garantire l'indipendenza finanziaria del partito, nel quale Umberto Bossi aveva messo la faccia e un po' di soldi, e che invece è svanito nel peggiore dei modi, travolto da scandali giudiziari, gestioni fallimentari, insufficienti controlli. E soprattutto facendo perdere un sacco di quattrini a migliaia di militanti che in buona fede avevano investito nell'avventura, convinti a versare risparmi e liquidazioni da una campagna rimbalzata dalle pagine della Padania a «Radio Padania libera», dai prati di Pontida ai mille comizi organizzati nelle roccaforti del Carroccio.
Da ieri, dunque, la banca non esiste più. Un atto dovuto. Il rimasuglio di quello che era stata la società cooperativa per azioni a responsabilità limitata Banca popolare Credieuronord, cioè la Euronord Holding spa, è stato messo in liquidazione. Il clima era surriscaldato. I politici della Lega, impersonificati da Giancarlo Giorgetti (segretario lombardo ed ex amministratore dell'istituto), a promettere che non abbandoneranno i creditori. I risparmiatori-militanti furibondi contro i vertici del Carroccio, traditori della loro fiducia. E anche una troupe delle «Iene» pilotata da Alessandro Sortino che ha tentato di intervistare i lumbard arrabbiati, ma è stato costretto a ripiegare tra minacce e anche spintoni. Tensione altissima nel cuore del popolo leghista, ferito nell'orgoglio e nel portafoglio. Non è rimasto nulla dello spirito che aveva indotto Bossi e il suo seguito a buttarsi nel mondo del credito. Il comitato promotore si era costituito il 28 ottobre 1998 a Samarate (Varese), mobilitando tutte le strutture del Carroccio: il 5 marzo 1999 Bossi aveva scritto a tutti i segretari di sezione che «il capitale che ogni soggetto verserà è assolutamente tutelato dalle vigenti normative in materia di credito e risparmio». La Credieuronord aveva visto la luce con un atto notarile il 21 febbraio 2000: oltre 2.600 soci avevano sottoscritto un capitale nominale di 17 miliardi di lire. Ma in tre anni la banca aveva aperto appena tre sportelli di cui uno solo bancario (a Treviso), uno di tesoreria nel Bresciano e uno di consulenza nel Bergamasco.
E il denaro raccolto veniva gestito allegramente e senza controlli adeguati, sia pure segnalati dalla Banca d'Italia. Aperture di credito spropositate, come quella di un milione e mezzo di euro sul conto di Maura Lari, moglie dell'ex calciatore Franco Baresi. Scandali come quello del riciclaggio, sfociato nella condanna a tre anni dell'ex direttore generale Giancarlo Conti: attraverso la Credieuronord tra il 2001 e il 2003 erano stati ripuliti 13 milioni di euro in assegni circolari versati dagli allora proprietari di Radio 101, Angelo e Caterino Borra; i soldi provenivano da una commercialista milanese, Carmen Gocini, che li sottraeva (con falsi mandati di pagamento) alle somme ricavate da fallimenti decretati dal tribunale di Milano.
Quando il dissesto aveva assunto proporzioni drammatiche, era comparso il salvatore: Giampiero Fiorani, numero uno della Banca popolare di Lodi, che aveva rilevato il ramo bancario della società per meno di tre milioni di euro (cinque miliardi e mezzo di lire), conquistando così l'appoggio della Lega per i suoi progetti di espansione. Le azioni, comprate tra il '99 e il 2000 a 50mila lire, venivano valutate 4,12 euro: circa un sesto della quotazione originale.
Ma il crac dell'ex istituto di Fiorani ha fatto saltare l'ultima fusione. E dopo la condanna per il riciclaggio sono partite le istanze dei creditori che hanno indotto il tribunale di Milano a sequestrare il capitale rimasto. I leghisti però non disperano: «Magari ci vorranno due o tre anni ma la vicenda non sarà fatta cadere - dice Fabrizio Fenoglio, presidente del comitato degli amici del Credieuronord -. Ora è tutto nelle mani dei nostri parlamentari e amministratori locali: sono loro a dover tirare fuori i soldi. Una sorta di devoluzione tutta inter nos».