Chiude l’ospedale, la Ciociaria si mobilita

È bufera in provincia di Frosinone intorno al Piano di rientro sanitario della Regione, che di fatto in Ciociaria segna la chiusura di quattro cliniche (due a Cassino, una a Sora e l’altra ad Isola del Liri) e dell’ospedale di Ceccano.
E da Ceccano arrivano i maggiori grattacapi per il presidente Piero Marrazzo, anche di natura più prettamente politica. La cittadina è infatti considerata una sorta di «Stalingrado della Ciociaria», dal dopoguerra ad oggi governata da sindaci di sinistra, come l’attuale, Antonio Ciotoli, del Pd. Proprio il sindaco di questa cittadina di ventimila abitanti, al centro di un vasto comprensorio con una decina di paesi, è pronto a fare le barricate in difesa dell’ospedale. «Siamo pronti anche ad una clamorosa manifestazione sotto la sede della Pisana, porteremo lì tutta Ceccano - afferma il sindaco - Peraltro ho dovuto apprendere della decisione della Regione dalla stampa, senza nessuna comunicazione ufficiale preventiva. E tutto questo nonostante un accordo, siglato nei mesi scorsi alla Asl di Frosinone, che escludeva la chiusura del nostro ospedale».
Ancor più perentorio era stato l’ex assessore regionale alla sanità Augusto Battaglia, spesosi pubblicamente a Ceccano, con roboanti dichiarazioni riprese dalla stampa locale, del tipo: «L’ospedale di Ceccano non chiuderà».
Il nosocomio ceccanese, inoltre, è stato ristrutturato di recente e vanta anche delle eccellenze, ad iniziare dal reparto di Ortopedia, che fanno confluire su Ceccano pazienti da tutta la regione. In questo angolo della Ciociaria, pesantemente falcidiato come il resto della provincia da una grave crisi industriale, c’è preoccupazione anche per il risvolto economico, con i posti di lavoro diretti e l’indotto che l’ospedale fin qui ha sempre garantito. E a proposito di posti di lavoro, sono oltre duecento quelli che andranno in fumo a fine anno con la chiusura delle quattro cliniche ciociare, con risvolti pesanti anche dal punto di vista prettamente sanitario, soprattutto per le due strutture di Cassino. Pesanti le accuse alle scelte di Marrazzo anche dai parlamentari locali, da Antonello Iannarilli (Fi) ad Anna Teresa Formisano (Udc), fino all’eurodeputato Alessandro Foglietta (An). Marrazzo incassa anche le critiche di Confindustria Frosinone, realtà con la quale stava cercando faticosamente di ricucire i rapporti dopo alcune frizioni passate: «L’iniziativa della Regione mortifica pesantemente un comparto che rappresenta il secondo polo nella nostra regione, caratterizzato da elevata capacità imprenditoriale e professionalità tecniche».