Chiude il marito in cantina per portarsi gli amanti a casa

VeronaVoglio una donna con la gonna, cantava Roberto Vecchioni nel suo inno alla femminilità odiato dalle femministe superstiti. La voleva ardentemente anche quel signore di Bussolengo, che alla fine si è arreso ed è andato a denunciare la dolce metà, si fa per dire, per maltrattamenti in famiglia. Altro che dolce, altro che metà: la moglie di 44 anni si era trasformata in una vera e propria aguzzina, al punto da far diventare il matrimonio un inferno, con botte, segregazioni e rapporti sessuali con altri amanti.
«Sono stati cinque anni d’inferno», ha raccontato agli esterrefatti inquirenti il malcapitato. Sì, perché l’ultima aggressione, a colpi di manico di coltello, con conseguenti ematomi ed escoriazioni su tutto il corpo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha finalmente convinto il marito a rivolgersi alla magistratura. La carnefice lo picchiava con calci e pugni, arrivando al punto di chiuderlo in cantina senza pranzo e cena e impedirgli di accedere al conto corrente.
Tutto sarebbe cominciato cinque anni fa, con le prime liti. Ma la lite è una cosa normale in un matrimonio; se si passa a calci e pugni, il discorso cambia. Alle violenze fisiche la donna avrebbe aggiunto quelle, come dire, psicologiche, vista l’abitudine di imporre al consorte la presenza di altri uomini, suoi amanti. La signora in questione adesso è indagata per maltrattamenti anche se, come riporta il quotidiano L’Arena, il gip Laura Donati ha disposto la perizia psichiatrica per accertare se simili incredibili comportamenti siano stati messi in atto da persona capace di intendere e di volere.
Ma che la Circe di Bussolengo non sia un’eccezione alle latitudini venete lo testimonia la denuncia fatta nei giorni scorsi da un operaio vicentino di 34 anni. Accusata di maltrattamenti in famiglia, stavolta, è una romena di 27 anni, sposata con l’operaio dal 2004. Lui è uno che lavora sodo tutto il giorno, ma lo stipendio, pur con gli straordinari e magari gli extra fuoribusta, non è certo granché. E così lei si ingegna e, mentre il marito suda in fabbrica, inizia a metter su un’attività da «massaggiatrice». Con cento euro a «massaggio» ci vuol poco a rendersi economicamente indipendente, fino al punto di portarsi in casa un ragazzo spacciato come cugino e poi finito nel lettone matrimoniale, col marito spedito sul divano ad ascoltare gemiti e urla.
Quando lei le ha mostrato i video girati col cuginetto, spiegando che «è questo il modo in cui si tratta una donna», l’operaio ha capito che la mogliettina aveva intenzione di tenersi il «cugino» e di proseguire nell’attività quotidiana di «massaggi», con il nido familiare trasformato in bordello. Con la morte nel cuore, il vicentino ha chiesto la separazione e la polizia, dopo aver analizzato il caso e raccolto varie testimonianze, ha denunciato la focosa romena per maltrattamenti in famiglia. Il timore, da queste parti, è che diventi un'abitudine.