Chiude Scialapopolo il chiosco dei Vip a Capri

Sfrattato lo storico locale che ha avuto fra i suoi clienti anche Jaqueline Kennedy. Tutto iniziò con un carrettino

nostro inviato a Capri

Mancava soltanto lui, che di quest’isola fu il cinematografico Imperatore. Sì, mancava Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, meglio noto come Antonio De Curtis e per tutti - brevemente, ma eternamente - Totò. Perché se ieri mattina, davanti al civico 55 di via Vittorio Emanuele, in quel di Capri, ci fosse stata anche la sua maschera mentuta, magari con feluca e mazza da pazzariello, il funerale sarebbe stato perfetto. Completo.
Sì, un funerale. Esequie comunque festose - non a caso capresi - lontanissime dalla definitività del dramma e semmai più vicine a una rimediabile melanconia da Pierrot. Esequie annunciate con un grande necrologio, listato di nero e affisso allo stipite del civico 55. Un addio scritto che recita così: «Dopo 60 anni di popolarità, tradizione, storia ed armonia, è morto il Bar Scialapopolo». Segue una e corale constatazione: «Impotenti dinanzi al potere ne danno il triste annuncio tutti coloro che in tanti anni hanno potuto rallegrarsi con le sue delizie e la sua allegria».
Era sempre aperto, e d’estate anche tutta la notte, il Bar Scialapopolo, nome di una ditta che non era però un cognome, quanto piuttosto una missione. Quella appunto di «scialare con il popolo», dandogli da mangiare e bere a volontà, senza badare troppo al conto economico. Missione diventata prima soprannome e successivamente insegna.
Il soprannome era quello conquistato nel primo dopoguerra dal giovane Costanzo Spataro, che spingendo il suo carrettino percorreva i vicoli vendendo gelati e granite a turisti e compaesani con la beata serenità di chi non conosceva il termine «profitto», ma al massimo il concetto di «campare». E l’insegna era venuta in seguito, nel '52, quando il carrettino era stato sostituito da qualcosa di poco più grande, sì e no 4 metri quadrati, ma con un tetto sopra: un sottoscala angusto e spiovente, ma nel cuore dell'isola. Un approdo popolare presque en face il pluristellato hotel Quisisana.
«Non è che il proprietario ci abbia chiesto un affitto più alto. È che proprio non ci vuole rinnovare il contratto», spiega Vittoria, figlia di Costanzo e moglie di Francesco, arrivato lì dodicenne affamato da Pompei: poi, da garzone a fidanzato, e da fidanzato a marito. Una vita dietro al banco, la loro, a vendere granite, gelati e gli speciali panini con la salsina segreta. Una vita di sorrisi e col sapore dei gelsi, dalla quale sarebbero poi nati Mauro e Francesco, anch’essi a rotazione per non chiudere mai, per dissetare a ogni ora del giorno e della notte lo spazzino e Jacqueline Kennedy, il turista ignoto e Renato Rascel.
Aldo Spadaro, fratello del fondatore, anche lui con la t-shirt nera a lutto attraversata dalla scritta «C'era una volta Capri... Addio Scialapopolo», distribuita ieri a chiunque la indossasse, sfodera 81 anni da invidiare. E una grinta che... «Sto' padrone è o' padrone curioso - dice del proprietario dello stabile, Eugenio Rodriguez -. Non ha sentimenti per Capri, sta incornato», nel senso di incaponito. «Mezza isola è sua - aggiunge una signora - ma per lui questo è ormai un puntiglio: v'avete d'annà via d'accà». E di «un caso isolano, ormai incancrenito», parla anche Beppe Massa, presidente della locale Associazione commercianti. E anche di un caso che è l'ultimo di una lunga lista. «Capri - lamenta - perde pezzi giorno dopo giorno».
La speranza di un sorriso la porta però Claudio Velardi, assessore campano al Turismo, anche lui «magliettato» in nero. «Ho investito del caso Pio Baldi, il sovrintendente regionale dei Beni culturali, per vedere se sia possibile concedere allo Scialapopolo quel vicolo storico che è stato dato a certi negozi di tradizione. E se non quello almeno un vincolo di destinazione d'uso».
C’è insomma la possibilità che il defunto risorga?, gli chiedo. «A Capri il morto non è mai morto» risponde lui. E ride, come si può ridere soltanto a un funerale caprese.