«Chiudete il Cinematografo di Marzullo»

Una petizione on line ha raccolto un centinaio di firme. Il conduttore non vuole replicare

Michele Anselmi

da Roma

Cinefili di tutt'Italia, non vi piace il modo in cui Gigi Marzullo pilota la sua rubrica di cinema della domenica notte su Raiuno? Magari proprio lo detestate? Volendo, potete far arrivare il vostro disappunto scrivendo all'indirizzo di posta elettronica chiudetecinematografo@gmail.com. Trattasi di una vera petizione on line, che ha già raccolto un centinaio di firme e l'appoggio del regista Maurizio Sciarra. Naturalmente la protesta è simbolica, anche se, nel diffondere l'iniziativa con l'aiuto di www.cinemotoreonline.net, gli ideatori non rinunciano ad un ambizioso obiettivo. Così si rivolgono, infatti, a Petruccioli, Meocci e Del Noce, rispettivamente presidente della Rai, direttore generale e direttore di Raiuno: «Noi cinefili, sentendoci più volte presi in giro da un'informazione cinematografica approssimativa, chiediamo, per non tradire la fiducia di chi da anni paga il canone, che la trasmissione Cinematografo, venga rimossa dal palinsesto». Obiettivo finale? «Far sì che il servizio pubblico possa fornire programmi qualitativamente accettabili».
Insomma la cinefilia, chissà quanto rappresentativa, si mobilita on line contro Marzullo. Il quale, dal Giornale prontamente cercato per raccoglierne il commento, alla voce «petizione» ha subito chiuso la comunicazione. S'è più volte riprovato: niente da fare. Però si può capirlo. Proteiforme ed eclettico (oltre ad occuparsi di cinema, conduce un programma di teatro, uno di letteratura e continua a raccogliere le famose interviste Sottovoce), Marzullo pare abbia preso male la cosa, benché difficilmente l'insurrezione potrà insidiarne il primato. In sua difesa si schiera il critico Gian Luigi Rondi, ospite fisso di Cinematografo insieme alla collega Anselma Dell'Olio. «È l'unica trasmissione che si occupa di cinema, dunque teniamocela cara. Mi pare aperta a molte voci, partecipano attori, registi, produttori, e poi raccoglie il parere del pubblico. Per dirla tutta, Marzullo mi sembra uomo di molteplici aspirazioni e interessi culturali».
In effetti, anche critici raffinati come Enrico Magrelli, Valerio Caprara o Piera Detassis si prestano volentieri al gioco, e anzi affermano di trovarsi benissimo nel marzullesco contesto. Nondimeno, parecchi nel mondo del cinema rimpiangono altri stili (Placido & Chiaretti, Masenza & Bortolini, la stessa Dandini), poco apprezzando la marmellata dolciastra inscatolata da Marzullo. Come sapete, introdotto dallo slogan «Andiamo al cinema, ma guardiamo la tv», il programma recupera l'antica dizione «Cinematografo», il che andrebbe benissimo se nella categoria poi non si facesse rientrare - per sinergie di rete - la fiction. Marzullo custodisce un'idea divistica, familiare e rassicurante del cinema, naturalmente felpata e squisitamente aziendale. Se è questo che si vuole da un settimanale di cinema, pazienza. Ma restiamo dell'idea che alla Rai, in materia, si potrebbe chiedere un piccolo sforzo in più (specialmente ora che è cambiato il direttore generale).