«Chiudete la moschea di via Domenichino»

Claudia Passa

Era il mese di agosto quando l’imam di via Domenichino numero 8 scriveva al proprietario dello scantinato preso in affitto come magazzino e adibito a moschea, annunciando di voler riscattare i due mesi di caparra per riconsegnare le chiavi a fine ottobre. Scaduto il termine, di lui gli abitanti del posto giurano di non aver saputo più nulla. Ma la moschea è ancora lì, a quattro passi dal Sisde di via Lanza e dal campanile di Santa Maria Maggiore. Il contratto di locazione non sarebbe stato rinnovato. Il titolare del locale - raccontano gli abitanti del palazzo - vorrebbe riappropriarsene, ma gli extracomunitari asserragliati nel deposito di tappeti trasformato in luogo di culto non mostrano alcun cenno di voler andare via. Ed ora, dopo il diverbio che l’altro ieri ha fatto finire al pronto soccorso una donna di 63 anni che abita qualche piano più su, la tensione nel condominio e nell’intera zona è alle stelle.
Stasera alle 18 i residenti del rione si raduneranno a largo Brancaccio per una fiaccolata assieme ai rappresentanti di An, il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi, il capogruppo alla Pisana Fabio Rampelli, il consigliere comunale Marco Marsilio e l’intero gruppo municipale capeggiato da Federico Mollicone. La richiesta, unanime, è l’immediata chiusura della moschea-scantinato di via Domenichino di cui il Giornale a luglio, all’indomani delle bombe islamiche di Londra, aveva rivelato l’esistenza. «La manifestazione è contro ogni forma di violenza, di estremismo e di illegalità - spiegano Marsilio e Mollicone -. Chiediamo che la moschea venga chiusa non certo per motivi religiosi, anche se siamo fortemente critici per come la sinistra garantisce la libertà di culto per i cristiani all’Esquilino, ma a causa della totale illegalità della struttura».
Il riferimento è alle condizioni igienico-sanitarie, normali per un magazzino ma discutibili per un centro di culto che in occasione della preghiera del venerdì - secondo le stime fornite dall’ex imam al Giornale - arriva ad ospitare anche due-trecento persone. Sorvolando sugli interrogativi posti dai condomini a proposito degli strani orari (pare che non di rado la luce resti accesa fino all’una della notte), o sul rispetto delle regole di convivenza civile, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato proprio l’incidente dell’altro giorno. La signora aveva appena varcato la soglia del palazzo quando ha visto uno degli habitué della moschea sbattere con forza il portone già rotto. Il tempo di rivolgersi all’uomo, ed ecco il crescendo di nervosismo, finché la donna, non più in tenera età, s’è sentita male. Sul posto sono accorsi gli agenti del 113, del commissariato Esquilino, della Digos. La signora è finita al pronto soccorso del San Giovanni con crisi respiratorie, dove è rimasta diverse ore sotto osservazione.
La Polizia ha segnalato la moschea-scantinato al Campidoglio, per le opportune verifiche igienico-sanitarie nonché amministrative. Analoga segnalazione sarebbe arrivata di recente dai carabinieri. La sorveglianza è costante, il monitoraggio continuo. Ma non è facile: un esposto presentato qualche tempo fa dai residenti è finito nel nulla perché le forze dell’ordine hanno dovuto allargare le braccia di fronte al contratto d’affitto e allo statuto esibito dai responsabili della moschea. Addirittura in I municipio, per far sì che una mozione sul degrado generalizzato e l’allarme sicurezza nel rione fosse approvato anche dalla maggioranza, Mollicone (An) fu costretto a far sparire, su richiesta dei consiglieri Ds, ogni riferimento al centro islamico logisticamente «atipico».
Sarebbe interessante vedere cosa farebbero i «progressisti» dell’Unione se i cattolici aprissero un luogo di culto per centinaia di persone in uno scantinato che ad occhio e croce sembra poterne ospitare al massimo qualche decina. Di certo sappiamo cosa disse al Giornale l’ex imam di via Domenichino posto di fronte alla contraddizione per cui se a Roma possono sorgere le moschee, in Arabia è vietato costruire una Chiesa: «È giusto - rispose il predicatore musulmano -. È la legge di Dio, non dell’uomo. L’Arabia Saudita è la casa di Dio, e Dio ha voluto così».