Chiunque vinca ci salvi dalla burocrazia

Cosa si aspetta Milano da queste elezioni? Per ora sorvoliamo sul
crescente sentimento di disillusione per la politica di cui il leggero
calo dei votanti potrebbe essere interpretato come una spia

Cosa si aspetta Milano da queste elezioni? Per ora sorvoliamo sul crescente sentimento di disillusione per la politica di cui il leggero calo dei votanti potrebbe essere interpretato come una spia. Il fatto più importante è che i milanesi vanno a votare con in tasca un bel successo carico di promesse - la conquista, pochi giorni fa, dell'Expo 2015 - e davanti un progetto concreto, un programma di sviluppo reale a medio termine: 7 anni per la preparazione dell'evento che dovrebbe cambiare l'aspetto e il destino della città. Sempre che, beninteso, riusciamo a scrollarci di dosso al più presto la solita ossessiva retorica appiccicosa, piagnona e conservatrice che, incontentabile, sembra volersi appropriare anche dell'Expo con richieste demenziali: il grande prato per i bambini... in piazza Fontana (sì, proprio dietro il Duomo) niente grattacieli ma parchi (come se fossero alternativi), case per le giovani coppie senza costruire nuove case e via delirando. Tanto costa nulla. Comunque la Milano della Moratti si è conquistata l'Expo, anche con (nonostante?) la collaborazione del potere romano. Al quale, però, ora chiediamo di sfoltire il più possibile il ginepraio di operazioni inutili che ne dovrebbe permettere una realizzazione degna della città. Chiediamo perciò ai nuovi eletti, quali che saranno, di tagliare le unghie a quel mostro onnivoro, a quel famelico Leviatano che è la burocrazia, centrale e periferica. In grado di stroncare la migliore buona volontà: lo sta già facendo, ad esempio, con le nuove linee della metropolitana. Certo, ci aspettiamo anche dell'altro, come meno tasse e più infrastrutture. Ma tutto comincia da qui: fermate il Leviatano.