Chiuso il garage di viale Jenner e nasce la preghiera «itinerante»

I marciapiedi occupati dai tappetini dei fedeli, così tanti da costituire un serio impedimento al traffico ogni venerdì di preghiera. Questa era viale Jenner, sede del centro culturale islamico. Di fatto la (sedicente) moschea di Milano. Poi, quest’estate, la «liberazione» grazie alla presa di posizione del Comune, sollecitata dalle proteste dei cittadini. Viale Jenner è stata così sostituita dalla moschea «itinerante». I fedeli all’Islam sono stati prima sistemati in un velodromo (il Vigorelli), poi in un cinema (all’Anteo per l’inizio del Ramadan), quindi nello spazio della Fabbrica del Vapore, per poi traslocare in ultimo in un palazzetto dello sport (il Pala Sharp) di proprietà di una nota famiglia circense. Una situazione accettata con riserbo dalle autorità religiose della comunità islamica, che vorrebbero invece la costruzione di una vera e propria moschea, senza però sobbarcarsi tutti gli oneri danarosi. La risposta del Comune è chiara: «Non versiamo un quattrino alla causa».