Choc nel VaresottoMassacrata dall’amante che voleva lasciare

Confessa l’uomo che ha ucciso la responsabile del telesoccorso di Gallarate: "L’ho finita a colpi di sedia"

«Era una ragazza normalissima e disponibile, che aiutava tutti e non si arrabbiava mai» ma ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino l’uomo che le avrebbe «fatto girare la testa». Questo dicono le persone che conoscevano Marianna Ricciardi, la donna di 36 anni madre di una bambina di 7 massacrata nella sua casa lunedì mattina. «È stata la mia catechista - racconta una vicina - era un brava persona, con una famiglia tranquillissima».
Quello che sconvolge Samarate (in provincia di Varese) e il suo circondario non è tanto la relazione extraconiugale quanto la brutalità dell’assassinio commesso e confessato da Domenico Cascino.

Quarantadue anni, di Gallarate, Cascino era già stato processato per avere aggredito una donna nel 2009 e ora è detenuto nel carcere di Busto Arsizio con l’accusa di omicidio volontario aggravato proprio dal furore con il quale si è accanito sulla vittima dopo aver ricevuto venerdì scorso un «messaggino» con cui la donna gli diceva stop.

L’omicida ha atteso tutto il fine settimana, poi lunedì è andato a casa della vittima per convincerla a proseguire nel rapporto. Cosa possa aver indotto Marianna a interropere la relazione è ancora da capire ma è solo un dettaglio. Forse il senso di colpa verso il marito camionista e la figlioletta di sette anni. Forse aveva saputo di quel precedente per aggressione che aveva portato alla sbarra Cascino.

Oppure forse lei stessa aveva subito angherie da quell’uomo. Durante l’incontro fra i due sarebbe scoppiata una lite e l’uomo, secondo la confessione resa ai carabinieri, avrebbe perso il controllo e l’avrebbe colpita alla testa e al volto con una scacchiera di vetro e marmo e con altri oggetti trovati nella casa, finendola poi a colpi di sedia. Ha cercato di simulare una rapina, portando via il portafogli, il cellulare e la fede nuziale della vittima. Poi è uscito dalla casa e si è liberato dei vestiti sporchi di sangue gettandoli in un cassonetto.

Ora il padre gesuita Alfredo Imperatori, che dirige le attività della cooperativa Iris dell’Aloisianum, si dice sconvolto. Conosceva Marianna da una decina di anni e ne parla come «un ottimo elemento sul quale fare sempre affidamento». Marianna Ricciardi, infatti, aveva la responsabilità del Televita, il servizio telefonico di assistenza sanitaria e sociale 24 ore su 24 per il quale il Comune di Gallarate ha attivato una convenzione con la cooperativa Iris. «Stavamo pensando di coinvolgerla in altri nostri progetti - dice padre Alfredo -.Non potevamo prevedere una cosa del genere»
Anche l’assassino, infatti, lavorava per conto dell’Aloisianum.

«Ci era stato affidato dalla Caritas di Gallarate - spiega il religioso - perché era disoccupato e senza casa. Era qui da noi da qualche mese». Tutti qui ripetono che mai si sarebbero aspettati una cosa del genere. «Domenico - dice ancora padre Alfredo - non ha mai dato segni di squilibrio, era disponibile, aveva fatto qualche lavoretto quando gli si chiedeva. Noi però non potevamo assumerlo».

E quando lunedì si è sparsa la voce del delitto, in molti hanno pensato a una rapina finita male, perché recentemente nella zona sono stati commessi alcuni furti.