Christian Peugeot: "Nozze con Fiat? Psa è indipendente e lo sarà ancora"

Il membro della famiglia francese, manager nel gruppo, fa il punto su alleanze e strategie: "Da Parigi solo un prestito"

Ginevra - «Non credo all’ipotesi formulata da Sergio Marchionne, ovvero che i costruttori potranno sopravvivere solo con una produzione superiore a 5,5 milioni di auto l’anno. Basta guardare che fine sta facendo Gm, la cui produzione è ben oltre il tetto fissato dall’amministratore delegato di Fiat. Se il consolidamento previsto dal dottor Marchionne porterà a soli 6 gruppi? Non è detto. Una taglia di 3 milioni, come la nostra, va bene e ci permette grazie alle varie partnership economie di scala». Christian Peugeot, 56 anni, è uno dei membri della famiglia francese impegnati a livello operativo all’interno del gruppo Psa Peugeot Citroën. Intervistato dal Giornale al Salone di Ginevra, l’attuale direttore delle strategie del marchio Peugeot e della comunicazione, figlio di Bertrand, deceduto nelle scorse settimane e fino al 1999 vicepresidente del consiglio di vigilanza, è piuttosto distaccato rispetto alle ipotesi di nozze con i rivali-amici di Fiat. «Da almeno dieci anni - afferma - sento dire che la fusione è la panacea di tutti i mali. Le precedenti unioni tra Daimler e Chrysler, e tra Bmw e Rover, dimostrano invece il contrario».

Quindi?
«Operazioni del genere non sono necessariamente una buona cosa. Per superare la crisi del settore puntiamo sulla nostra gamma di prodotti».

E le nozze con Fiat di cui si favoleggia?
«Siamo indipendenti e vogliamo restare tali».

Si parla anche di nozze a tre: Peugeot (Psa), Agnelli (Fiat) e Quandt (Bmw)...
«Personalmente non conosco né gli Agnelli né i Quandt. Ho incontrato una volta a cena l’ex presidente di Fiat, Umberto Agnelli. Dico solo che l’accordo in corso da tanti anni con Fiat sui veicoli commerciali ci permette di avere il primato europeo nelle vendite di furgoni».

E l’operazione Fiat-Chrysler?
«È sorprendente come il dottor Marchionne riesca a rilevare il 35% di una società a zero euro. Veramente sorprendente».

Se questa alleanza andasse in porto, Psa sarebbe pronta a entrarci? In questo modo anche per voi francesi si spalancherebbero le porte del mercato Usa...
«Un gruppo a tre? Fantasie. Per noi gli Usa non rappresentano un obiettivo a breve, anche se Peugeot e Citroën sono marchi con una forte vocazione internazionale. In questo momento dobbiamo pensare ad assicurare un avvenire ai nostri 200mila dipendenti».

Il dottor Marchionne ha criticato gli aiuti che lo Stato francese ha riservato a voi e a Renault...
«Non parliamo di aiuti, ma di un prestito a un tasso che varia dal 6 al 9%. Tassi fuori mercato? Fino a un po’ di tempo fa le condizioni erano ancora più basse. L’Eliseo ha anche sottolineato che dall’operazione avrebbe ottenuto un margine positivo».

Crede che il capitalismo familiare risponda alle attuali esigenze del mercato?
«Il capitalismo familiare ha una vocazione duratura. Il proprio nome dato da una famiglia alla sua azienda crea una sorta di responsabilità soprattutto verso il consumatore. La visione a lungo termine di una gestione familiare è il modo migliore per affrontare una crisi».

In futuro ci sarà un membro della famiglia alla guida operativa del gruppo?
«Da noi continua a vigere l’equilibrio trovato più di 40 anni fa. Mio cugino Thierry è presidente del consiglio di sorveglianza dove sono presenti altri esponenti della famiglia. Robert Peugeot, mio fratello, è a capo della holding Ffp, a monte del gruppo. E poi c’è Jean-Philippe, che fa parte di un altro ramo, al vertice dell’accomandita. È il consiglio di sorveglianza che nomina il management».

Giovani Peugeot crescono?
«Sì, mio nipote Charles, figlio di Robert. È ingegnere e lavora in Citroën, nel Regno Unito».

Temete di essere scalati?
«La famiglia detiene quasi il 50% dei diritti di voto. Il prossimo anno spegneremo la candelina numero 200. Siamo all’ottava generazione...».