Chrysler: 500 promossa per l'alleanza

Il presidente del gruppo Usa, Press: "E' un'auto bella ed ecologica, adatta per le metropoli. Lavoriamo giorno e notte per trovare l'intesa con Torino. Le nostre fabbriche pronte a produrre i veicoli italiani"

New York - All'Auto Show di New York la regina a sorpresa è la Fiat 500. Dopo aver contribuito a traghettare il Lingotto fuori dalla crisi, l'auto italiana più famosa del mondo si appresta a fare altrettanto con i futuri partner di Chrysler. Non è un caso che Jim Press, presidente della casa del Michigan, abbia deciso di presentarsi al salone a bordo di una fiammante 500 blu elettrico. «Ciao Fiat - ha esordito -. Questa 500 è proprio divertente e su misura per New York. È bella, agile ed ecologica».

Dopo quello di Barack Obama di dieci giorni fa («Fiat ha compiuto un'inversione di marcia incredibile ed è pronta a trasferire la sua tecnologia a Chrysler»), ieri da Manhattan è partito il secondo grande spot a favore dell'alleanza italo-americana. «Fiat - ha aggiunto Press - è in possesso del miglior know how europeo per quanto riguarda i motori compatti e a basse emissioni, in particolare di Co2. Veicoli come la 500 dimostrano in quale direzione Chrysler ha deciso di andare. Crediamo in questa alleanza e stiamo lavorando giorno e notte senza sosta per concretizzare l'accordo». «Se la 500 sarà la prima auto a lanciare l'alleanza? Potrebbe - interviene Frank Klegon (sviluppo prodotti) - le nostre fabbriche sono pronte a produrre i modelli italiani».

Aver dedicato tutta la prima parte del suo intervento alle nozze con Fiat, relegando alla seconda la presentazione del nuovo Jeep Grand Cherokee, è da interpretare come un segnale di fiducia che Chrysler indirizza alla Casa Bianca e soprattutto a Wall Street. Ieri, infatti, Moody's ha fatto sapere di ritenere il ricorso alla bancarotta attraverso il «Chapter 11» più elevato per Chrysler (70%) rispetto a Gm (30%). «Dal nostro punto di vista - dice il senior vicepresident Bruce Clark - Chrysler corre questo rischio a causa della sua taglia piccola e del minore tempo a disposizione per presentare un nuovo piano». A New York, però, Press ha parlato come se l'accordo con Fiat fosse cosa fatta, ricordando i risparmi (8-10 miliardi di dollari) derivati dalle sinergie e i benefici a favore dell'ambiente che l'intesa assicurerebbe. Sul conto alla rovescia rispetto ai tempi fissati da Obama per la concessione di altri 6 miliardi di finanziamenti (30 aprile), Press si è limitato a dire che «quei soldi ci servono» . Nessuna novità a proposito dei colloqui con le banche creditrici che hanno avanzato perplessità sull'opportunità di rinegoziare debiti per quasi 7 miliardi di dollari.

Intanto, i risultati delle vendite di marzo, con Chrysler che ha registrato un calo più contenuto rispetto alle attese, e le stime dello stesso Press («primo trimestre meglio del previsto»), dimostrano come anche negli Usa si respiri un'aria diversa rispetto a gennaio. Un po' come sta accadendo in Europa dove ieri, grazie alla conferma in Germania dei maxi-incentivi e al giudizio positivo di Goldman Sachs sul settore, i titoli dell'auto hanno trainato le Borse: Fiat, in particolare, ha guadagnato il 4,28% portandosi a 6,7 euro.