Chrysler ferma la produzione per un mese

La casa automibilstica americana messa in ginocchio dalla crisi mondiale del settore annuncia uno stop alla produzione da domani al 19 gennaio, torna a chiedere aiuti al Congresso e valuta una fusione con General Motors

Detroit - Chrysler ferma la produzione per un mese. Chiede aiuti al governo per sopravvivere e strizza l'occhio a Gm per la fusione. Si aggrava la situazione delli una delle tre grandi Spa dell'auto e aumenta la pressione sull’amministrazione Bush e sul Congresso affinché venga raggiunto un accordo per lo stanziamento di fondi d’emergenza a favore dell’industria automobilistica americana.

Stop alla produzione Chrysler ha annunciato un fermo tecnico della produzione: a partire da domani tutti e 30 gli stabilimenti della casa automobilistica saranno chiusi per un mese. I lavoratori non faranno rientro nelle fabbriche prima del 19 gennaio prossimo. Nelle ultime settimane General Motors, Toyota e Honda hanno reso noti tagli alla produzione per far fronte al calo delle vendite. La drastica decisione della Chrylser è stata presa per rispondere alla stretta del credito che non consente ai consumatori di reperire fondi per procedere all’acquisto e, di conseguenza, all’andamento delle vendite, scese in novembre del 47%. "Gli aggiustamenti significativi al nostro calendario di produzione" si tradurranno così - spiega la società in una nota - "nell’interruzione della produzione di tutti gli stabilmenti il prossimo 19 dicembre".

Piano di salvataggio E non va meglio ai distributori Chrysler che si sono visti recapitare una preoccupante lettera, in base alla quale la divisione finanziaria della società annuncia che potrebbe sospendere temporaneamente i prestiti concessi ai distributori stessi per far fronte allo stoccaggio delle auto. E questo perchè il fondo utilizzato a questo scopo si sta progressivamente asciugando a causa dei prelievi di massa effettuati. La situazione di Detroit sembra quindi peggiorare, mettendo le autorità americane in un angolo ed esortandole ad agire rapidamente, trovando un accordo per stanziare i fondi che necessari alla sopravvivenza di General Motors e Chrysler. Negli ultimi giorni il presidente George W. Bush e la Casa Bianca hanno ribadito di essere impegnati a valutare le opzioni possibili. Il segretario al Tesoro Henry Paulson ha confermato che allo studio c’è la possibilità di utilizzare i fondi del Tarp, il piano salva-finanza da 700 miliardi di dollari. Da stabilire c’è quanto stanziare (secondo indiscrezione la cifra sarebbe compresa fra i 10 e i 40 miliardi di dollari), a quali condizioni, e a quali obblighi sottoporre le case automobilistiche.

Fusione in vista E nelle ultime ore Gm e Chrysler, i due colossi dell’auto Usa sull’orlo della bancarotta, hanno ripreso i negoziati per una fusione. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale l’iniziativa è partita da Cerberus, il fondo che controlla Chrysler. La mossa sarebbe dettata dalla volontà di mostrare le sue buone intenzioni in vista di una ristrutturazione del settore, che il governo Usa considera indispensabile per varare il pacchetto di aiuti per l’auto.