«Chrysler migliora e presto restituiremo il finanziamento»

New YorkLa Chrysler migliora: la sua condanna a morte «non l’abbiamo accettata». E con il lavoro di tutti all’interno del gruppo è avvenuta la svolta, anche se resta da fare «con impegno e umiltà». Con impegno e responsabilità condivise si possono anche affrontare e sconfiggere «le scandalose ineguaglianze che esistono nel mondo di oggi». Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, si rivolge ai «leader del futuro», ovvero agli studenti dell’Università di Toledo che ieri hanno ricevuto il diploma. E facendo gli «auguri» a tutte le mamme presenti nella Savage Arena del campus in occasione della Festa della mamma, illustra agli studenti i «risultati che si possono ottenere quando ci sono obiettivi chiari, una forte motivazione e un’enorme passione». Chrysler ne è un esempio. «Era stata sentenziata a morte due anni fa dagli analisti finanziari, dalla stampa e dal pubblico. Ma invece di accettare la sentenza, con l’aiuto della presidenza Obama, ci siamo rimboccati le maniche e lavorato per trasformarla».
«Abbiamo avuto successo nel lanciare 16 nuovi prodotti in soli 19 mesi. La quota di mercato sta aumentando e lunedì scorso Chrysler ha annunciato il suo primo utile netto trimestrale da quando ha iniziato nel giugno 2009. E speriamo a breve, a meno di due anni da quando abbiamo ricevuto gli aiuti pubblici, di ripagare ogni dollaro che abbiamo ricevuto dai governi americano e canadesi con gli interessi».
Marchionne, al quale è stato conferito dall’Università di Toledo un Mba ad honorem in business administration, mette in evidenza come i risultati positivi del primo trimestre rappresentano «lo spirito di decine di migliaia di persone che, dopo aver accusato la crisi, hanno trovato la forza di andare avanti» e «dell’orgoglio di Chrysler, società che è andata all’inferno ed è tornata ed è determinata a riguadagnare il giusto posto nel panorama automobilistico globale». Marchionne cita Albert Einstein, Nelson Mandela e un brano di «Zorba il greco», di Nikos Kazantzakis. «Il potere del libero mercato in un’economia globale non è in discussione. Nessuno può fermare o alterare come il mercato si muove. E questo campo di gioco aperto è la garanzia che chiunque può competere. Ma l’efficienza non è, e non può essere, l’unica cosa che regola la vita. Ci sono problemi più grandi per i quali il mercato non è in grado di offrire soluzioni. Ci sono aree del mondo in uno stato di totale squilibrio, dove la povertà e la mancanza di potere di classi sociali significano che una revisione del sistema è necessaria».