Da Chuck Berry a Little Richard: i vecchi leoni ruggiscono ancora

Jerry Lee Lewis prepara un duetto con il Boss, BB King con U2 e
McCartney Nuovi progetti anche per i Buena Vista e il bluesman 97enne
Pinetop Perkins

Diceva Eliot che solo attraverso il tempo si vince il tempo. Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Little Richard, il vecchio leone blues Pinetop Perkins (a 97 anni il bluesman più vecchio in attività), B.B. King, Tony Bennett certo non hanno mai sentito nominare Eliot ma mettono in pratica il suo insegnamento e - dopo oltre mezzo secolo d’attività - sono ancora superstar di quel rock in cui la norma è l’effimero e la persistenza l’eccezione.
Vecchi, acciaccati, segnati dal tempo e dagli eccessi, hanno quel tocco maledetto che conquista la simpatia del pubblico e il rispetto delle rockstar di oggi che fanno a gara per collaborare con loro. Il mondo rock come immenso gerontocomio? Sarà solo l’effetto nostalgia? Oppure questi vecchi marpioni hanno nelle mani e nella voce l’elisir d’eterna giovinezza? Prendiamo Pinetop Perkins, il meno noto ma forse il più importante. È nato nelle campagne del Mississippi, col suo pianoforte ha rivoluzionato il boogie woogie, ha dominato la Chicago degli anni ruggenti al fianco di Muddy Waters e oggi - dopo aver conquistato un Grammy lo scorso anno per «il miglior disco di blues tradizionale» - pubblica insieme al «ragazzino» (74 anni, ex batterista e ora armonicista) Willie Smith il nuovo cd Joined at the Hip che si candida come uno dei migliori prodotti blues dell’anno.(«Elvis crede di aver inventato il rock - ridacchiano Perkins e Smith - ma le sue basi vengono dai ritmi scatenati del Mississippi o dal boogie supersonico di Chicago»). Suona il piano come un invasato ricordandoci le radici della musica moderna, e neppure un treno che ha centrato in pieno la sua auto (con lui alla guida, of course) è riuscito a fermarlo.
A 70 anni ha dovuto smettere di pilotare il suo aereo personale, da tempo lotta contro il diabete ma B.B. King a 84 anni non molla lo scettro di re della chitarra. Ha annunciato il ritiro decine di volte (ogni volta che lo annuncia organizza una tournée, «l’ultima», dice) lo ha fatto anche con John Mayall ed Eric Clapton, poi è venuto a Milano pochi mesi fa e ha già annunciato che sarà una delle star (accanto a Dylan e co.) dei più importanti festival rock australiani e neozelandesi del prossimo anno. Intanto, mentre pensa a un nuovo cd, ha messo lo zampino nell’album di Cindy Lauper Memphis Blues e sta lavorando con gli U2 e al prossimo triplo disco di Paul McCartney.
Se si parla di trasgressione il pensiero corre a Jerry Lee Lewis. È lui che dava fuoco al pianoforte e lo suonava con i piedi; è lui che ha sfidato la morale dando un calcio al successo per sposare la cugina 13enne; è lui, «il killer» che sa che un giorno il r’n’r lo spedirà all’inferno ma intanto gioca con le sue fiamme. Nel 2006 è tornato con il best seller Last Man Standing in cui Jagger, Clapton, Springsteen,han fatto la fila per suonare e ha fatto il bis (con una schiera di star da paura) da pochi mesi con Mean Old Man. Superappesantito da 75 anni di stravizi Lewis ha già in calendario un lungo tour e si mormora che stia organizzando un nuovo duetto con il Boss.
Chuck Berry quest’estate al megafestival rockabilly di Senigallia sembrava uno scheletro; certo non fa più il celebre «passo dell’oca» ma dove lo trovi un rocker 84enne che ti fa ancora accapponare la pelle con Johnny B. Goode? Anche lui non appende la chitarra al chiodo, è sempre preso dalla «febbre della strada» e ques’estate ha detto: «sto scrvendo un sacco di nuovi brani». little richardsembra che il tempo si fermi (o sarà ancora quella maledetta nostalgia?). Little Richard, la cui Tutti Frutti è iscritta nei registri della Libreria del Congresso come «canzone da tramandare ai posteri»,, a 77 anni gira ancora col toupet e con abiti eccentrici e, nonostante le sue bizze e le conversioni religiose, vuol mantenere il suo primato di «inventore del r’n’r» con tanti show e un disco a sorpresa. Ma non è solo il rock che rende longevi; nonostante la perdita di pezzi da novanta come Compay Segundo, i «supernonni» del Buena Vista rinnovano la tradizione folk con Afrocubism. E dove lo mettiamo Tony Bennet, l’erede di Sinatra che a 84 anni riempie i teatri (dalla Royal Albert Hall all’Anfiteatro di Siracusa) dando lezioni di canto a Bublé e alle star (pivelle) dello swing?