Ciò che conta è la maglia

Bell'articolo quello di Roberto Martinelli, ma io penso anche che in fin dei conti non si debba rincorrere chi dimostra di non capire lo spirito del vero Sampdoriano. Lasciamoli dunque al loro destino, forse capiranno che tutti questi anni densi di soddisfazioni sono stati vissuti come diceva il grande Paolo «viaggiando in prima classe utilizzando un biglietto di terza» in riferimento a tutte le difficoltà che ci provenivano soprattutto da ambienti cittadini.....
Forse qualcuno non si ricorda quali erano i campionati standard della Samp fine anni Sessanta ed inizio anni Ottanta, un'altalena continua tra serie A e B con vari salvataggi all'ultima giornata e con l'ausilio di qualche «torta» (leggasi Loris Boni), ora sono tutti abituati a pasteggiare a caviale e champagne.
Ma noi, Sampdoriani veri, non monitoriamo il valore del nostro tifo in base ai risultati, per noi il termometro del tifo verso quei colori magici ha sempre la linea del mercurio all'ultima tacca e non sarà certo un'annata sfortunata a fare scendere l'affetto verso la Samp a prescindere dal fatto che chi indossa la maglia blucerchiata possa chiamarsi Vialli, Cerezo, oppure il classico Mircoli, Redeghieri o Aselli di turno.
Ciao