Ciò che resta della Campania

Giancristiano Desiderio

Questa è una storia istruttiva. Il celebre Rinascimento Napoletano di Antonio Bassolino detto Il Magnifico è diventato il Disastro Napoletano. Il ministro all’Innovazione Luigi Nicolais ha annunciato una legge speciale per Napoli e dintorni. Il presidente della commissione Difesa del Senato De Gregorio ha chiesto l’intervento dell’Esercito per contrastare la criminalità. Sotto il Vesuvio la vita è invivibile. Lo sa bene Giorgio Napolitano, che si sta muovendo personalmente e sempre a Napoli, a Villa Rosebery, ha incontrato Bassolino per discutere di tre piccole priorità e vedere il da farsi: rifiuti, sicurezza, lavoro. Perché è una storia istruttiva? Perché gli oltre dodici anni di potere assoluto della sinistra hanno portato a questa conclusione: si stava meglio quando si stava peggio. Le priorità del presidente Napolitano sono il fallimento di Bassolino che in nessuno dei tre «settori» (rifiuti, criminalità, lavoro) ha combinato niente di buono.
Per l’estate 2006 Antonio Il Magnifico si è inventato l’orologio antiscippo per i turisti, ma in oltre dieci anni di strapotere non è stato capace di dare a Napoli e alla Campania un moderno sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Così accade che i tedeschi, i francesi, gli americani si mettano sì l’orologio al polso, ma anche una molletta al naso. E scappano. A Paestum ormai è crisi dichiarata con un calo del 40% delle presenze turistiche. In risposta, il viceré fa sapere di dedicarsi all’arte contemporanea e di essere orgoglioso di aver fatto incontrare a Napoli Paladino e Kounellis.
Non c’è da meravigliarsi. La politica di Bassolino è tutta fatta di parole e invenzioni: il Rinascimento, l’America’s Cup, la montagna di sale. Risultati? Il trionfo della spazzatura è l’immagine stessa del fallimento della politica della sinistra. Davvero non ci sono alibi e attenuanti. Bassolino è stato per due volte sindaco, contemporaneamente ministro del Lavoro, ora è per la seconda volta presidente della Campania. Il suo potere è pari dei viceré spagnoli. Non solo. La sinistra occupa tutto: Comune, Provincia, Regione. Amministra tutte le Provincie e le città campane. E può confidare almeno su due ministri come il beneventano Mastella e il napoletano Pecoraro Scanio che, guarda caso, è il titolare dell’Ambiente. Situazione ideale per amministrare al meglio. Invece, l’aria in Campania è irrespirabile.
Bisognerebbe costruire almeno un termovalorizzatore che bruciando la spazzatura la trasforma in energia. In Campania, però, non solo non si sa dove collocare l’impianto, non c’è neanche il presupposto necessario: la raccolta differenziata. Così quella dozzina e passa di enti che si occupano inutilmente dell’emergenza rifiuti non sa fare di meglio che riaprire le discariche. Per la camorra è un vero affare. E questo è un altro tasto dolente per Bassolino che, prima di arrivare al potere, raccontava questa storiella: la camorra è al potere, per sconfiggerla basta che la sinistra vada al potere. La sinistra è andata al potere, ma la criminalità è ancora padrona del campo. Tanto che un consigliere di Bassolino, l’ex deputato diessino Isaia Sales, ha scritto un libro (Le strade della violenza) per dire che la camorra non dà segni di debolezza, non è un fenomeno occasionale e i suoi numeri rappresentano per Napoli e dintorni una guerra civile. Poi è arrivato Roberto Saviano che con il suo libro di successo Gomorra ha raccontato come la camorra sia una macchina spietata che non vuole il potere, ma vuole fare «buoni affari». Bassolino si è arrabbiato e ha ripetuto la sua storiella: con una «buona politica» la camorra si vince.
Il Disastro Napoletano è annunciato da tempo. Finalmente cominciano ad accorgersene anche i giornali. Il Sole 24 Ore e la Gazzetta dello Sport hanno dedicato due ampi servizi a Napoli e hanno scoperto che «il mare non bagna più Napoli». Il giornale diretto da Ferruccio de Bortoli ha titolato senza enfasi: «La Napoli dei cantieri fermi». Il giornale sportivo è stato, forse, poco sportivo, ma di certo non scorretto: «Area ex Italsider. L’occasione persa di Napoli. Dalla Coppa all’immondizia». Il Disastro Napoletano è tutto della sinistra e non lo si può attribuire a Berlusconi. Anche Alfonso Pecoraro Scanio ci prova. Secondo il ministro dell’Ambiente il fallimento della riconversione dell’area di Bagnoli è opera del governo Berlusconi. Dieci anni fa lì c’era ancora l’Italsider. Oggi c’è solo confusione. L’accordo di programma è stato firmato da tempo col governo, ma i lavori per la sistemazione e la bonifica dell’area sono partiti a rilento. Ma partiti per andare dove? A questa domanda la sinistra di governo della Campania non ha mai risposto.
Bagnoli è sempre lì con tutte le sue contraddizioni e Napoli ha perso ancora una volta la possibilità di prendere il vento in poppa. I luoghi dell’ex Italsider sono stati anche centro di deposito rifiuti in un periodo della solita emergenza. Così, se oggi Napoli è «un inferno», come scrive Giorgio Bocca nel suo ultimo libro, chi ha governato da oltre dieci anni i napoletani e i campani non può puntare il dito contro il governo Berlusconi. Il Disastro Napoletano è figlio della sinistra.