Ciù Ciù: Ah, però queste Marche!

Le Marche sono tra le regioni «ah però». Quei luoghi cioè a cui non ti capita mai di pensare e che però quando ti ci trovi magari per caso o ne assaggi i prodotti esclami: «Ah, però». Dalle Marche meno conosciute, l'entroterra piceno di Offida, non più mare e non ancora montagna, ma con l'aria iodata che si fonde con quella tersa di media quota, arrivano i vini Ciù Ciù, cantina dal nome bizzarro ma che negli ultimi anni si è conquistata una crescente credibilità come esecutrice di prodotti che esprimono la tradizione del territorio con un religioso rispetto dell'ecosistema. Se ne sono accorti anche all'estero. È di qualche giorno fa la notizia che il Rosso Piceno Bacchus è stato inserito dalla rivista americana «Forbes» tra i migliori dieci vini europei con un prezzo inferiore ai 20 dollari. Perché poi c'è poco da appancarsi a custodi della tradizioni e a mettere sui vini i bollini del biologico se i vini non piacciono. E la famiglia Bartolomei, che ha fondato Ciù Ciù nel 1970, un'era geologica fa nel mondo del vino italiano, lo sa bene. Così nei 150 ettari vitati dell'azienda trovano spazio sia i vitigni autoctoni Passerina e Pecorino, che ora fanno in tanti ma fino a un paio di decenni fa ci voleva coraggio, sia uve nazionali e internazionali come Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Merlot e Chardonnay. Ricca la carta dei vini, tutti biologici. Tra i rossi oltre al già citato Bacchus, blend tutto italiano di Sangiovese e Montepulciano, segnaliamo l'Oppîdum, Montepulciano in purezza che riposa un anno in legno piccolo; il Gotico, altro complotto tra Montepulciano (70 per cento) e Sangiovese (30); l'Esperanto da Montepulciano e Cabernet affinati in barrique. Tra i bianchi il Falerio dop Opis da uve Pecorino, Passerina e Trebbiano, e i due Pecorino Evoè e Merlettaie a cui sei mesi di legno donano una suadente vanigliatura. In carta anche un rosato e gli spumante Merlettaie (da uve Pecorino) e Alta Marea (da uve Passerina).