«Ma ci conviene essere alleati degli affaristi?»

da Roma

Loro a resistere ci hanno provato. Per mesi hanno tenuto a freno gli alti lai dei vecchi milianti del Pci disgustati dai giri di valuta di Consorte, le ire funeste dei no-global, il disappunto compostamente e severamente ideologico dei compagni trotskisti (che animano ben tre delle cinque correnti del partito). Ieri, però il tappo è saltato e persino sulla Liberazione liberalmente sorvegliata dalla barba carismatica del compagno Piero Sansonetti e dalle lenti serie della «Gagliardova» (ovvero della vicedirettora, al secolo Rina Gagliardi), è apparso uno di quei fondi che persino in un partito molto disciplinato sono destinati a lasciare il segno, e a sollevare ruggiti orgasmici.
Sì, perché a firma del condirettore Salvatore Cannavò (giovane allievo di Livio Maitan) è stato declinato un titolo ineludibile che da mesi corrode i militanti: «Ma come faremo a governare con questi?». Be’, «questi» - quelli - sono i leader dell’Unione, i rissosi alleati del centrosinistra. E la constatazione che segue, anche questa consegnata alla prima pagina, è ancor più drastica: «Quanto avvenuto in questi mesi fa venire molti dubbi». Caspita. Cannavò mette subito, per così dire, i piedi nel piatto: «Ma davvero pensiamo che sia possibile governare con questo centrosinistra? Quanto accaduto da questa estate dovrebbe far venire più di un dubbio. Come non cedere a un ripensamento, o farsi prendere da un sussulto di estraneità, dopo la vicenda Unipol e dopo il dibattito sul partito democratico animato dal leader dell’Unione (quindi anche nostro) Romano Prodi?». Già, come? Cannavò, non muore dalla voglia. E quindi, dopo aver premesso che in ogni caso la vicenda «non va vista con le lenti del giustizialismo tanto care ai Travaglio di turno», aggiunge - sappiate che per un trotskista è peggio di una scomunica - «Quel che è accaduto sull’Opa è rivelatore di un conflitto di interessi capitalistici che riguarda tutto il riformismo italiano». Primo anatema: «I Ds hanno dimostrato quanto siano legati intimamente al giro di affari delle cooperative». Secondo anatema: «Non c’è dubbio che anche la Margherita, e Prodi, abbiano mostrato la loro vocazione a contrastare questi interessi non in nome di presunti interessi generali, ma in nome di una cordata avversa». Il condirettore del quotidiano comunista chiude il suo editoriale con una raffica di interrogativi caustici fra cui: può questa Unione «garantire una società laica?». Può «impegnarsi nell’abolizione delle peggiori leggi berlusconiane?». Può «garantire il ritiro dall’Irak?». Cannavò pare convinto del contrario, e conclude: «Lo dovremmo chiedere a voce alta, senza timidezza, senza paure di provocare rotture: per questo ci stanno già pensando Prodi, Fassino e Rutelli». In un partito come Rifondazione, in cui per far capire quale sia la linea, anche solo lo stand della rivista Falce e Martello (quella dei trotskisti più gagliardi) nelle feste nazionali viene messo vicino ai bagni, la pubblicazione di questo fondo è un segnale molto chiaro.