«Ci difenderemo senza limitare le libertà civili»

Sono passate da pochi minuti le otto del mattino londinese. La Bbc4 trasmette la voce di Tony Blair. È la prima intervista dopo gli attacchi di giovedì. Il premier inglese è definitivamente rientrato dal G8 di Gleaneagles. Parla del «misto di emozioni» vissute negli ultimi giorni. E immediatamente precisa: «Tutti i governi devono prendere misure straordinarie per prevenire il terrorismo. Ma non c'è pericolo che la Gran Bretagna divenga un Paese illiberale».
Leggi speciali. Blair esclude leggi speciali, scarta l’ipotesi di provvedimenti che permettano alla polizia di arrestare solo per un sospetto: «Se ci trasformassimo in un Paese illiberale, il terrore avrebbe vinto. Purtroppo i governi non possono rendere i loro Paesi sicuri al 100% contro terroristi determinati a colpire. Noi dobbiamo fare il possibile per proteggere la nostra gente. Ma se ci sono individui pronti ad andare nella metropolitana e sugli autobus e far saltare per aria gente innocente, a caso, e a provocare il massimo di morte e di distruzione possibile senza nessuna preoccupazione per la vita umana, allora si può avere tutta la sorveglianza di questo mondo ma non si può impedire che ciò avvenga. Purtroppo è una tragedia che sia successo. Ma questo spiega che occorre prendere tutte le misure di sicurezza necessarie, ma anche affrontare i problemi che sono dietro a questi atti di terrorismo. Bisogna andare alla radice dei problemi ed estirparli». Blair è fiero che il Paese sia aperto, liberale, multi-razziale e multi-religioso. Poi dice che il dibattito politico su come affrontare il pericolo terrorista continuerà con misure contro l’ingresso illegale di clandestini, con nuove soluzioni per il rimpatrio, alzando il livello della lotta al crimine.
La risposta della città. È scosso, Blair. Le esplosioni di Londra hanno colpito al cuore la sua Gran Bretagna. È scosso, ma vuole parlare della risposta di Londra e dell’Inghilterra. «I cittadini britannici hanno una grandissima forza interiore. Molti dei leader del G8 che hanno espresso la loro solidarietà nei confronti del nostro Paese, hanno sottolineato che non era affatto semplice rispondere in maniera così serena e composta. Il popolo britannico ha una grande capacità di recupero. Penso che continueremo ad avere il nostro stile di vita, ne sono davvero convinto. Anche mentre piangiamo le persone uccise in modo così brutale, il senso comune nel Paese, credo e spero, è quello di restare unito».
Il male perverso. Il primo ministro inglese parla del fanatismo, del fondamentalismo. «Bisogna affrontare la spaventosa perversione della fede dell'Islam». Il ragionamento del primo ministro si collega immediatamente a quello di «estirpare dalla radice», il germe del terrore. Blair è convinto che i musulmani moderati debbano fare la propria parte, perché uno degli impegni prioritari è «provare a eliminare il fanatismo e la perversione di coloro che si dichiarano fedeli all’Islam». E perché questo avvenga è fondamentale che dall’interno della comunità islamica si levi un coro alto e compatto di orrore nei confronti della violenza perché «profondamente contraria» con la loro religione. Poi a precisa domanda sulle cause che scatenano la ferocia di Al Qaida, Blair risponde che «l’attacco terroristico più atroce, ovvero quello dell’11 settembre 2001, è avvenuto prima dell’inizio della guerra in Irak».
Il fronte interno. L’ultimo capitolo dell’intervista è sulle critiche piovute dall’opposizione sul governo. C’è chi è convinto che il governo abbia protetto male il popolo. E il deputato George Galloway sostiene che i londinesi hanno «pagato il prezzo» della politica di Downing street. L’ex parlamentare laburista espulso dal partito per i suoi legami con Saddam Hussein è convinto anche che il governo non sia stato in grado di fare attenzione agli avvertimenti dei terroristi, che le missioni in Irak e Afghanistan aumentano i rischi per la Gran Bretagna e per la sua popolazione. «Gli attentatori di Madrid - risponde Blair - stavano progettando altri attentati anche dopo il cambio del governo e dopo la decisione di ritirarsi dall’Irak. Ma sono stati scoperti. E poi la guerra in Afghanistan è stata la risposta all’11 settembre, non il contrario».