«Ci hanno ingannati, non lo dimenticheremo»

Delusione e rabbia tra gli abitanti che occupano l’area dove sorgerà la nuova tendopoli dei nomadi

Si sono spente dopo l’arrivo dei rappresentanti del comitato per il “No al campo nomadi”, le speranze di un centinaio di cittadini operesi presenti al presidio contro l’installazione di un campo nomadi nel comune di Opera. Il comitato di cittadini, sorto dopo la decisione di istituire un campo nomadi, ha fatto sentire la sua voce ma il no di Opera e degli operesi non è bastato per far cambiare idea alle istituzioni. Alle 20.00, la portavoce del comitato per il No Ileana Zacchetti, ha impugnato il megafono: «Veniamo ora dall’incontro con le istituzioni in Prefettura, hanno detto che il campo si farà, noi abbiamo proposto un’alternativa come la zona di via Ripamonti che dovrà essere valutata. Noi continueremo a dire no - ha proseguito - ma sono intenzionati a metterli qui». L’unica speranza per i cittadini operesi contrari al campo nomadi è data dal fatto che, entro il 19 gennaio, gli organi competenti troveranno un’alternativa definitiva a Opera; per adesso, dalle istituzioni, è garantita la sicurezza dell’ordine pubblico con più pattuglie sul territorio. Inoltre, la Caritas ha garantito i servizi sociali e il Comune di Milano si è fatto carico di seguire la scolarizzazione dei 35 bambini rom che andranno a scuola a Milano. Ai cittadini, però, le promesse delle istituzioni sembrano non bastare: «Di qui non passerà nessuno, il presidio continuerà giorno e notte», spiegano gli organizzatori. La gente è demoralizzata ma non si vuole arrendere, le occhiaie sono profonde ma una scintilla negli occhi di chi presidia fa capire che non è gente disposta a mollare. «Abbiamo detto alle istituzioni - commentano dal comitato - che se dovesse aumentare la criminalità sul territorio di Opera, la responsabilità sarà soltanto loro». In Prefettura, comunque, si è data la garanzia da parte di tutte le istituzioni sul protocollo d’intesa per la gestione del campo nomadi. Ma i manifestanti non ne vogliono sapere: chi urla contro il prefetto e il sindaco, chi scuote la testa: «Che delusione - commenta una ragazza - ma chi pensano di prendere in giro? Ieri il sindaco ha fatto uscire un manifesto con il quale si preparava l’accoglienza ai nomadi, ma se l’incontro, che doveva decidere il tutto, si sarebbe tenuto stasera, deduco che il sindaco doveva essere un veggente per prevedere l’esito del tavolo di trattativa; non credo che Ramazzotti abbia la sfera di cristallo, mi viene il sospetto che ai piani del potere si fossero già accordati ancor prima dell’incontro». Un signore che si scalda vicino al fuoco commenta desolato: «È triste vedere come a causa dei giochi di potere e degli errori istituzionali, a rimetterci siano sempre i cittadini». Ma c’è anche chi accusa e attacca il prefetto: «Questo prefetto deve andar via, deve ritornare a Roma a fare il passacarte statale, il sindaco ci ha ingannati, questo incontro è stato un bluff e noi non lo dimenticheremo. Domani tutti dovranno essere qua, chi è contrario, ha il dovere di essere presente per fare una civile protesta».