Ci manca solo l’atomica sotto le Piramidi

Magari gli impianti nucleari egiziani danneggiati nella località di Naaba di cui ha parlato con grande allarme Fayza Abouel Naga, ministro della pianificazione e della cooperazione, sono un'iniziativa innocente, persino utile.. ma nel clima mediorientale, molto meglio mettere le mani avanti. Naga ha dichiarato la sua determinazione a portare a termine il reattore che ha subito «gravi atti di vandalismo»; questa determinazione l'ha espressa a nome del primo ministro Kamal al Ganzouri che è decisissimo ad avere il suo nucleare egizio. È il nostro primo reattore, dice Naga, non ci faremo spaventare dai vandali: probabilmente si tratta di oppositori politici del governo. Questo per la cronaca.
Per la storia, la verità è che da quando l'Iran è affacciato sulla bomba atomica, l'intero mondo mediorientale è in fibrillazione. Già il desiderio di farsi un'atomica ha una storia variegata: Saddam Hussein, la Siria, la Libia… Ormai, i primi passi li hanno mossi anche parecchi Paesi che si preoccupano per il loro ruolo, poiché comincia ad apparire evidente che la maggiore potenza sciita, l'Iran, ha serie fantasie di dominio sulle grandi potenze sunnite, come appunto l'Arabia Saudita o l'Egitto. E anche la Turchia è nel mazzo e certo non si fa mettere i piedi in testa. Ciascuno di questi Paesi, quando l'Iran avrà la bomba, sarà a buon punto con la sua. E non hanno mancato di fare i loro passi il Bahrein , gli Emirati Arabi Uniti… È chiaro che in un mondo le cui nuove leadership legate alla Fratellanza Musulmana se ne escono in esclamazioni per cui, dopo, sono sempre pronte a dire «ooopss» (che so, l'ineluttabilità del califfato mondiale, la bontà della poligamia, l'orrore per gli ebrei, la spregevolezza dei cristiani...) la bomba atomica ci sta male. È un soprammobile troppo costoso, per noi.