CI RISIAMO

I documenti che oggi Il Giornale offre ai suoi lettori si commentano da soli. Possiamo tentare una conclusione: sembra di assistere a una comica imitazione delle democrazie sudamericane negli anni Trenta. Imbrogli, schede pazze, schede troppe, nessuna scheda, chi vuole vota due o tre volte, chi vorrebbe votare una volta sola non può perché la scheda non è arrivata, i seggi restano aperti per vari giorni, mentre la cosiddetta Rai International condotta dal prode e prodiano Badaloni trasmette soltanto D’Alema e Veltroni censurando Berlusconi, il che farà rima ma fa anche abbastanza schifo.
La documentazione che oggi forniamo è grottesca, ma purtroppo autentica. Ora: si poteva ancora avere un pochino di generosa indulgenza due anni fa perché era la prima volta degli italiani all’estero e dunque tutto era confuso e cialtronesco, albertosordesco e farsesco come le 150mila schede sparite, poi ricomparse, buttate, forse votate, lo sa Iddio ma forse neanche lui. Grazie al porcaio elettorale sotto il controllo delle sinistre all’estero, avemmo questo bel risultato: che la sinistra si portò via l’intero piatto dei senatori, benché il centrodestra avesse preso più voti. Lì giocò anche un grano di idiozia nella presentazione a destra di liste separate, ma il gioco che fu fatto da comitati, potentati, lobby, imbrogli, intrugli, fu vomitevole e determinante.
Quel pezzo di legislatura di cui si impossessò Prodi e il suo fallimentare catastrofico governo fu possibile soltanto grazie ai senatori «esteri» e ai senatori a vita che diventarono senatori a vite, avvitati allo scranno, determinanti nel voto politico benché privi di qualsiasi mandato politico popolare. Un ritorno al feudalesimo, oltre che al Sud America delle barzellette. Per buon peso ricorderemo anche che la situazione del Senato è stata determinata dal presidente Ciampi il quale rimandò il cosiddetto «porcellum» alle Camere perché pretendeva, ed ebbe, la ripartizione del premio di maggioranza su base regionale anziché nazionale, da cui tutta l’instabilità passata e, Dio non voglia, futura. Quindi, oltre all’Italia legale e territoriale in cui vota chi paga le tasse in Italia (questa la base della democrazia: vota chi paga le tasse per controllare come vengono spesi i suoi soldi) abbiamo ormai un’Italia estera dominata da ammiccamenti, imbrogli, comportamenti farseschi. Vorremmo sapere, a puro titolo informativo, che razza di democrazia sarebbe questa.