Ci sarà o non ci sarà? L’ombra di Nedved su Lippi e gli azzurri

Il dubbio del Ct: il ceco non sa se giocherà. Teme problemi con gli juventini della nazionale

Non ci sono altri gironi di questo mondiale tedesco, con tre nazionali collocate nelle zone alte del ranking Fifa. Stando a questa classifica, dunque, Repubblica ceca, Stati Uniti e Italia dovrebbero così piazzarsi, con questo ordine, anche a giugno.
La squadra di Karol Bruckner, dall’ondame bianco dei capelli e dal nome papesco, è al secondo posto della graduatoria, dopo il Brasile. Eppure ha conquistato la qualificazione soltanto nello spareggio, dicono alcuni opinionisti che non va sopravvalutato proprio per questo. In verità anche l’Italia arrivò al mondiale del 1998 soltanto dopo il playoff contro la Russia che segnò l’esordio, sotto la neve di Mosca, di Gigi Buffon e il gol pesante di Christian Vieri.
La nazionale di Nedved, si dice, si scrive e si teme. Perché da qui a giugno non di molto altro ci occuperemo, non certo di Jankulovski o di Ujfalusi e nemmeno del gigantesco Koller che ha frantumato il ginocchio e forse non ci sarà nemmeno o del suo sostituto Lokvenc che ha pagato lo stesso biglietto, stesso ginocchio, stesso infortunio.
Pavel Nedved è e sarà l’ombra che seguirà i pensieri di Lippi ma anche quelli di Karol Bruckner perché se è vero che lo juventino, ritiratosi dal giro della nazionale dopo l’amarissimo epilogo del campionato europeo in Portogallo, è ritornato in campo per amor di patria e di spareggio mondiale, non è ancora vero al cento per cento che confermi la fede per il mese di giugno.
Nel suo spirito non è prevista la resa ma nella sua testa ronza l’idea maligna di dover fare i conti con Lippi e con i compagni, da Cannavaro a Zambrotta, da Del Piero e Buffon, la qual cosa ne potrebbe frenare, secondo una corrente di pensiero, gli entusiasmi e gli stimoli giusti.
C’è un precedente illustre che riguarda ancora un calciatore della Juventus e dunque la nazionale azzurra: risale al mondiale del 1986, quando l’Italia di Bearzot affrontò negli ottavi di finale la Francia. Michel Platini giocò e segnò il gol, anticipando nell’azione Cabrini. Non festeggiò più di tanto la giocata e finì con quella partita anche l’avventura dei campioni del mondo.
Nedved, dunque, per sé, per la Repubblica ceca e per l’Italia e dal momento che perseverare è diabolico, segnalo che altri due calciatori hanno prima pugnalato l’Italia e poi hanno effettuato il trasloco alla Juventus: di Trezeguet qualcuno ha dimenticato il golden gol europeo? Di Ibrahimovic qualcuno ha gettato via il colpo di tacco sempre europeo, quattro anni dopo?
Non è nemmeno il caso di scappare o di incominciare a tremare al solo pensiero di una testa bionda che porta il panico tra i nostri difensori.
Bruckner ha messo assieme la vecchia guardia, da Galasek a Poborski a Smicer, con i giovani dell’Under 21 ma gli infortuni ai due attaccanti centrali di cui sopra privano la squadra di un punto di riferimento, fisicamente importante, che non può essere certo letto in Milan Baros, smarrito sui prati d’Inghilterra. Eppure la sua nazionale è al secondo posto del ranking Fifa, stando al quale non c’è pronostico per chi occupa la dodicesima posizione. Ho detto l’Italia?