«Ci siamo detti: questo è un atto terroristico»

«La prima cosa che ho pensato è che avremmo fatto la fine dei topi di fogna, perché quando ti trovi in una situazione del genere, dove scappi?».
I tredici sfortunati passeggeri se la sono vista proprio brutta e qualcuno si è sentito addirittura già spacciato: «Sì, lo confesso, per un momento su quel treno ho proprio pensato che fosse finita. Ho vissuto momenti terribili, tossivo, mi bruciavano gli occhi, il naso e la gola. Mi sentivo soffocare». Il racconto fatto nelle corsie dei pronto soccorso dalle vittime del Loreto-Piola, è buono per quei thriller che tolgono il fiato. Ma per davvero. In quel minuto scarso di tragitto per coprire le due fermate è successo di tutto: finestrini della vettura spalancati, tutti in piedi sui sedili per ricevere un minimo d’aria, quasi un tafferuglio quando uno dei tredici ha pensato di rompere il vetro e tirare l’allarme che fa scattare l’immediato blocco del convoglio: «Ma poi ci siamo resi conto che presto saremmo arrivati a Piola. Così abbiamo cercato di resistere e appena arrivati in stazione e si sono aperte le porte, ci siamo precipitati fuori».
Come in una perfetta sequenza mozzafiato il dramma ha poi coinvolto altri passeggeri in attesa sulla banchina: i tredici sono usciti mezzi asfissiati, con le mani alla bocca e agli occhi, urlavano, non si capiva bene cosa dicessero ma era evidente che chiedevano aiuto: «Appena ci hanno visto uscire - racconta un altro dei tredici passeggeri - le persone in attesa del treno si sono allarmate e urlando si sono precipitate verso l’uscita della metropolitana». Una corsa folle verso la superficie, nel timore che ci fosse realmente in atto un attacco terroristico, l’odore acre e pungente si è diffuso improvvisamente su tutta la banchina e a quel punto ha coinvolto molte più delle tredici persone a bordo della carrozza.
Particolare curioso, c’erano addirittura tre professori sul vagone: Giovanni Bellusci, insegnante della scuola media Iqbal Masih, Caterina Bianculli insegnante della media Mattei di Vittorio di Pioltello, Matteo Cannato insegnante del liceo artistico di Brera. Un particolare insignificante se non fosse che quando si parla di scuola tornano alla mente i deprecabili tentativi di emulazione.