«Ci siamo salvati perché siamo andati a letto presto»

«Qualcuno ha deciso di restare, ma laggiù è tutto finito». Anche una tour operator ha voluto rientrare

Nostro inviato a Malpensa

In un angolo ci sono mamma e papà Corradini, sono rimasti in attesa del figlio e della sua fidanzata per quattro ore, sempre seduti, poche parole: «Ho sentito Andrea alle sei di questa mattina - dice il papà -. Mi ha detto che si sarebbe imbarcato sull’Eurofly, poi non ho più avuto notizie. Credo che se non ci fosse riuscito mi avrebbe richiamato... non pensa?».
Si apre la porta degli arrivi, prima ancora di vedere il primo passeggero si sente un grido: «Lì non ci torno neppure se mi pagano».
Ore 18,37, l’Eurofly è in orario perfetto, una ventina di minuti dopo, le prime facce stravolte degli scampati: si trovavano quasi tutti all’Hilton, cento metri dal Ghazala Gardens, l’albergo sul quale si è schiantato il taxi del terrorista. C’è chi davanti alle telecamere si trattiene, c’è chi lacrima come una fontana e continua a restare preda di una crisi che non riesce a scrollarsi di dosso: «Dovevo rientrare fra una settimana - singhiozza e si dispera ancora Stefania Vigagno -, ma come si fa a rimanere. No, era giusto partire per il terrore che ancora c’è lì. Questa mattina ho visto gente che scendeva in piscina, comprendo chi ha figli piccoli, loro non si devono coinvolgere, devono restare sereni, ma gli altri proprio non li capisco...». Poi le prende un attacco di pianto incontrollato, perde il fiato, cerca il suo compagno. Un impiegato di Biella sembra sotto l’effetto di un barbiturico, ha le labbra appiccicate, la lingua che non gli gira, dice: «Come ho sentito la prima esplosione ho subito pensato a un attentato, sapevamo quello che era successo a Londra. Ho visto morti e feriti, non sapevo più dove nascondermi, mi hanno detto di restare in camera, ma nella mia stanza i vetri erano tutti rotti». Escono alla spicciolata, c’è chi ha sentito tre boati, chi quattro, tutti ripetono che gli italiani che hanno lasciato laggiù hanno un solo pensiero: ritornare. Molta tensione.
Papà e mamma Corradini sono lì che circondano il figlio Andrea e la sua fidanzata, esce qualche lacrima: «Siamo salvi perché siamo andati a dormire presto e abbiamo rinunciato allo spettacolo organizzato dal tour operator del nostro villaggio. Abbiamo preferito fare una passeggiata al vecchio mercato, mezz’ora dopo lì c’è stata l’esplosione. Ma quello che più mi ha colpito - denuncia Andrea - è stato sapere che pochi minuti dopo l’esplosione al Ghazala Gardens sono arrivati gli sciacalli: quei poveretti erano stati prime vittime del terrorismo e poi dello sciacallaggio, un’infamia, gli hanno rubato tutto, passaporti, soldi, valigie, non si riusciva a guardarli negli occhi, molti di loro sono stati ospitati nel nostro albergo».
Dice che subito dopo le esplosioni la security invitava a restare negli alloggi ma chi si trovava in strada ha preferito andare verso la spiaggia, si sentiva più protetto all’aperto: «Una notte senza chiudere occhio - dice Andrea -, come si poteva dormire dopo aver visto morti e feriti per strada, sono immagini che difficilmente mi scorderò». Mamma e papà se lo coccolano, Andrea racconta l’ultima sensazione: «Là è la fine, ho lasciato gente che non sa più cosa fare, la stagione è finita, mi creda, chi può avere il coraggio di tornare laggiù: con noi sull’aereo c’era una operatrice turistica, ha chiesto anche lei di rientrare, mi ha detto che non vuole più saperne di questo lavoro». Ma per i prossimi giorni alberghi e voli sono strapieni.