Ci sono gli All Blacks tra gli azzurri e il sogno di entrare nel salotto buono del rugby mondiale

Il «vernissage» sarà questa mattina al salone d’onore del Coni. Poi si farà sul serio, prima alla Borghesiana, poi a Marsiglia quando sabato Italia e All Blacks debutteranno nel mondiale con due obiettivi precisi: per i neozelandesi, l’imperativo è quello di riportare a casa una coppa che manca dall’87, per gli azzurri invece l’appuntamento è con la storia. Mai infatti l’Italia è riuscita a entrare tra le prime otto di un mondiale e il girone con Scozia, Portogallo e Romania sembra fatto apposta per provare a puntare una manciata di euro su Bortolami e soci. Al mondiale la truppa azzurra arriva dopo un’estate durante la quale le scelte difficili sono state fatte prima che il gioco cominciasse a farsi duro. Berbizier ha lasciato a casa Andrea Scanavacca, che durante l'ultimo Sei nazioni aveva lasciato il segno con un paio di mete contro Inghilterra e Scozia. Forse meritava un trattamento diverso ma tant'è.
È un’Italia solida, soprattutto davanti. Lo ha dimostrato contro il Giappone e lo ha confermato nel test perso a Belfast contro un'Irlanda che l'ha spuntata solo grazie ad una meta generosamente concessa grazie ad un uso «creativo» della moviola. Per gli azzurri tutto si deciderà il 29 settembre, quando a Saint Etienne sulla strada di Berbizier ci sarà ancora la Scozia. Niente a che vedere con quella già battuta in primavera a Murrayfield. Hadden può contare ora sulla presenza di Jason White e sul dirottamento di Chris Paterson all'apertura. Non è come avere Jonny Wilkinson ma è qualcosa che gli somiglia. Con Romania e Portogallo i passi falsi non sono ammessi, neanche per ipotesi.
Sarà un mondiale stellare, quello che scatterà venerdì con la partita inaugurale tra Francia e Argentina, ma soprattutto avrà l’obbligo di essere un mondiale pulito. Per fugare i sospetti di doping che hanno accompagnato i forfait dell'ultimora di qualche atteso protagonista.